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Convegno a Padova

sui "Giusti" per gli Armeni e per gli Ebrei


Comune di Padova – Assessorato alla Cultura 
Università di Padova 
Comitato Promotore della "Foresta Mondiale dei Giusti" 

Padova, 30 novembre-2 dicembre 2000 
Sala dei Giganti (Liviano)


PRIMO GIORNO
30 novembre, ore 9.30 – Sala dei Giganti 

Saluti di apertura 
Giuliano Vassalli, già Presidente della Corte Costituzionale 
Giovanni Marchesini, Magnifico Rettore dell’Università di Padova 
Giustina Destro, sindaco di Padova 
Giuliano Pisani, assessore alla Cultura 

Moderatore: Siobhan Nash Marshall (St. Thomas University, Minneapolis) 


Relazione introduttiva
Gabriele Nissim (storico, Milano): Il valore universale del concetto di “Giusto” in relazione ai genocidi del nostro secolo 

Antonia Arslan (Università di Padova): Volti del “Giusto” nella cultura armena 


Dibattito

Ore 15 
Moderatore: Marcello Flores (Università di Siena) 

Mordechai Paldiel (presidente del Dipartimento dei Giusti di Yad Vashem): Les critères d’évaluation pour l’attribution du titre de “Juste” par la Commission de Yad Vashem 

Raymond Kevorkian (Université de la Sorbonne, Parigi): Pour une tipologie des “Justes” dans l’Empire Ottoman face au génocide des Arméniens 

Carla Tonini (Università di Bologna): Il caso anomalo di Zofia Kossak: l'”antisemita” polacca che salvò gli ebrei 

Dibattito 

SECONDO GIORNO 
1 dicembre, ore 9.30 – Sala dei Giganti 

Moderatore Francesco M. Cataluccio (saggista, Milano) 

Laura Boella (Università di Milano): Cuori indistruttibili. Passioni e azioni di chi preserva l'“umanità nei tempi oscuri” 

Nadia Neri (psicologa analista, Roma): Etty Hillesum: un’estrema compassione, la risposta esemplare di una vittima di fronte al male estremo 

Coffee break 

Testimonianze 
Franco Perlasca, sulla figura del padre Giorgio 

Mischa Wegner, sulla figura del padre Armin Theophil 

Istvàn Bibò e Judith Bibò, sulla figura del padre e suocero Istvàn 

Dibattito 

Ore 15 
Moderatore: Riccardo Chiaberge (giornalista, “Il Sole 24 ore”, Milano) 

Yves Ternon (storico, Parigi): La vérité refusée: étude comparative de la négation de la Shoah et du génocide arménien

Susan Zuccotti (saggista, New York): The Clergy, the Vatican, and the Rescue of Jews in German-Occupied Italy

Coffee break 

Hilmar Kaiser (Istituto Universitario Europeo, Fiesole): A “Righteous” for the Armenians: Beatrice Rohner 

Boghos Levon Zekiyan (Università di Venezia): Riflessioni sulla trasposizione semantica del concetto di “Giusto” nel contesto del “Metz Yeghèrn” armeno 

Pietro Kuciukian (saggista, membro dell’Unione degli Armeni d’Italia): I "Giusti" per gli Armeni, la memoria è il futuro. Progetto per un comitato internazionale 

Dibattito

 Cocktail alla Sala dei Giganti 

Concerto di Vladimir Ugorski al Teatro Verdi 

TERZO GIORNO 
2 dicembre, ore 8.30 – Cinema “Supercinema”, via Emanuele Filiberto 

Filmato Destinazione il nulla, sulla figura di un “Giusto” per gli armeni 
Presentazione di Carlo Massa 

Ore 9.30 
Tavola rotonda: Analogie e differenze del concetto di “Giusto” in alcuni genocidi del Ventesimo secolo e nei crimini contro l’umanità: il genocidio armeno, la Shoah, il GULag, la pulizia etnica nella ex-Jugoslavia
Moderatore: Gianni Scalia (Università di Siena) 

Interventi di Svetlana Broz (saggista, Sarajevo), Constantin Simirad (sindaco di Jasi, Romania), Victor Zaslavsky (LUISS, Roma), Agopik Manoukian (sociologo, presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia) e Stefano Levi della Torre (Università di Milano) 

Conclusioni di Gabriele Nissim (coordinatore del Comitato promotore della "Foresta mondiale dei Giusti")

30 novembre 2000

Commenti

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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