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Radoj Ralin

la satira contro il totalitarismo


Radoj Ralin

Radoj Ralin

Nasce a Sliven, nella Bulgaria centro-orientale. Il padre è un uomo colto e di mentalità aperta, chiamato l’Esopo bulgaro per l’acutezza dei suoi epigrammi, aforismi e favole. Radoj pubblica i primi versi a soli otto anni, mentre scrive i primi testi satirici nel decennio 1939-1949. Fin da ragazzo è membro dell’”Associazione dei Giovani Operai”, emanazione del “Partito Comunista Bulgaro”. Durante la Seconda Guerra Mondiale pubblica un bollettino clandestino antifascista e per questo viene arrestato. Nel 1944, quando la Bulgaria viene occupata dai sovietici, si unisce alle forze antinaziste e si arruola come volontario per combattere al fronte. Rientrato a Sofia nel 1945, è testimone della politica di calunnia contro l’intellighenzia “borghese” e “reazionaria”. Le repressioni contro la poetessa bulgara Atanasa Dolcheva, e, in Unione Sovietica, contro Anna Achmatova e Michail Zoscenko cominciano a istillargli il dubbio sulla bontà dell’ideologia comunista. Nel 1949 esce il suo primo libro, Poesie, subito condannato dalla critica comunista, e da quel momento ogni sua iniziativa artistica o a carattere sociale viene attaccata dal regime. Dal settembre 1949 all’agosto 1951 vive in Cecoslovacchia per uno scambio culturale. Al suo ritorno, per quasi un anno rimane senza lavoro, infine è assunto nella redazione della rivista satirica “Starshel” e dà vita ad un teatro satirico legato alla rivista. Nel 1953 lo spettacolo Missione in Europa ha un enorme successo di pubblico, ma ben presto viene proibito su esplicita richiesta dell’allora Primo Segretario del Partito. Nel giro di pochi anni Ralin diviene lo scrittore satirico più famoso, che non teme di criticare il potere e di difendere la libertà e la giustizia, e per il decennio seguente è il simbolo della coscienza civile bulgara. Nel 1961 è nuovamente licenziato. Trova lavoro nel 1963 presso una casa di produzione cinematografica. Nel 1967 inizia a lavorare nella casa editrice dell’”Associazione degli Scrittori Bulgari”: il regime ha cambiato tattica e ora cerca di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica con premi e privilegi, ma a questi tentativi Ralin risponde rispedendoli al mittente e scrivendo violenti epigrammi satirici. Nel 1968 esce Paprika piccante, che rappresenta l’apogeo della satira politica bulgara; il libro viene subito ritirato dal commercio e inizia una feroce campagna di propaganda contro l’autore, che, di nuovo, perde il lavoro. Dal 1968 al 1976 lo scrittore rimane drammaticamente privo di mezzi di sussistenza e vive in un isolamento quasi totale, anche se il regime non si decide a infliggergli misure repressive più pesanti, soprattutto per la sua popolarità all’estero. Negli anni Ottanta, nonostante le difficoltà, Ralin continua ad essere attivo artisticamente: scrive versi satirici contro i vizi del partito e della società, si oppone apertamente al “processo di bulgarizzazione” della minoranza turca e per questo scrive una lettera di protesta che invia a Radio Free Europe. Nel 1985, insieme a Zelu Zelev, entra a far parte di un’organizzazione politica clandestina, che ha lo scopo di riunire tutti gli oppositori al totalitarismo. Dà il suo appoggio all’”Associazione Indipendente in Difesa dei Diritti Umani”, al “Club a Sostegno della Glasnost e della Perestrojka” e alla “Federazione dei Club Democratici”. Il 19 gennaio 1989 fa parte del gruppo di intellettuali bulgari invitati all’ambasciata francese per un incontro con Francois Mitterand. Dopo la caduta del regime e i cambiamenti nel Paese del 1990, continua a vivere modestamente, rifiutando premi e denaro: non accetta una nuova automobile assegnatagli come riconoscimento per il contributo fornito alla Nazione da scrittore e uomo pubblico, preferendo devolverne il valore in beneficenza. Muore di cancro a Sofia nel 2004.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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