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Zelu Zelev

L'autore de "Lo Stato totalitario" (1982)


Nasce in un villaggio di campagna, da una famiglia contadina.

Nel 1958 si laurea in filosofia all’Università di Sofia e nel 1960 entra nel Partito Comunista Bulgaro, ma ben presto comincia a criticare il dogmatismo insito nel marxismo leninismo. Stampa al ciclostile 200 copie di un suo articolo (Definizione filosofica della materia nelle scienze naturali contemporanee) e lo diffonde negli ambienti dell’intellighenzia scientifica ed artistica. Per questo, nel 1965, viene espulso dal Partito e dall’università in quanto antimarxista e antimaterialista, gli viene impedito di discutere il dottorato di ricerca e tolta la residenza a Sofia. Si trasferisce nel villaggio di campagna da cui proviene sua moglie. 
Nel 1967, scrive il libro Lo stato totalitario, che ben presto si diffonde, passando di mano in mano attraverso i canali del samizdat.

Nel 1968 può far ritorno a Sofia. Nel 1974 può finalmente discutere la tesi di dottorato e comincia a lavorare come ricercatore.

Lo stato totalitario viene pubblicato nel 1982 con il titolo di Fascismo, quasi subito ritirato dalle librerie. Il testo sostiene che non ci sono sostanziali differenze fra i sistemi nazisti e quelli comunisti e per questo suscita l’interesse dei servizi di sicurezza e dei funzionari di partito. Tutti i dipendenti della casa editrice che sono venuti in contatto con il volume, sono colpiti con il licenziamento o con altre pene, ma proprio per queste persecuzioni ben presto il libro diventa leggenda.

Negli Anni Ottanta Zelev continua i suoi studi sull’essenza del sistema comunista e si espone sempre più anche in pubblico, provocando, nel 1983, l’apertura di un dossier dei servizi di sicurezza. Nel 1988 prende parte all’organizzazione del “Comitato Sociale di Difesa dell’Ecologia”. È uno dei fondatori, e primo presidente, del “Club a Sostegno della Glasnost e della Perestrojka”. Durante la prima seduta plenaria del Club, il 2 novembre 1989, lancia l’idea di unire tutte le forze dell’opposizione in un unico fronte. Questo il primo passo verso la creazione, il 7 dicembre 1989, della “Coalizione delle forze Democratiche”, di cui viene nominato presidente.

Il 14 dicembre partecipa alla manifestazione per cancellare l’articolo 1 della Costituzione sul ruolo guida del partito. Il suo equilibrio e la sua autorità morale contribuiscono a far sì che i cambiamenti in Bulgaria avvengano senza violenze. È a capo della delegazione dell’opposizione durante la Tavola Rotonda svoltasi dal 3 gennaio al 5 maggio 1990.

Dal 1990 al 1997 è presidente della Bulgaria e al termine dell’incarico assume la presidenza della fondazione che porta il suo nome.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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