English version | Cerca nel sito:

La Corte Penale Internazionale

a 13 anni dallo Statuto di Roma


Il 17 luglio 1988 viene stipulato lo Statuto di Roma, firmato da 114 Paesi, che definisce le competenze del Tribunale Penale Internazionale: il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione.


Dopo tredici anni di attività possiamo contare dodici procedimenti di cui 4 nella fase processuale, sei inchieste, otto indagini preliminari, nove citazioni a comparire, 18 mandati d’arresto di cui cinque eseguiti con relativi imputati in carcere.


Riccardo Noury scrive sul ---Corriere della Sera-- : "Se confrontiamo l’attuale ambito di competenza della Corte (i più gravi crimini di diritto internazionale: genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra) e passiamo in rassegna la storia di questi anni, appare evidente come le inchieste avrebbero potuto essere molte, molte di più [...]. Per centinaia di milioni di persone, la Corte rappresenta l’unica soluzione, l’unico strumento di giustizia all’orizzonte. O dovremmo pensare che vi sia un tribunale in Myanmar, in Sudan, in Cecenia (l’elenco sarebbe lunghissimo) in grado di dare verità e giustizia? Avremmo dovuto consigliare ai darfuriani, che per anni hanno subito un genocidio in silenzio, di rivolgersi ai tribunali di al-Bashir? E ora dovremmo dare lo stesso amichevole consiglio, con una pacca sulla spalla, ai siriani, di rivolgersi con fiducia a un giudice del posto, mostrandogli col volto pieno di speranza i segni delle torture subite?". 


Anche il giudice Sang-Hyun Song, Presidente della Corte, evidenzia che questa è la più importante istituzione che assicura la giustizia quando questa non può essere garantita a livello nazionale".


Il giudice Antonio Cassese ha affermato a proposito della Giustizia Penale internazionale: "Nel labirinto della nostra vita una delle poche cose certe è lintollerabile sofferenza che uomini infliggono ad altri uomini con atti crudeli, guerre, aggressioni. La giustizia penale è una delle risposte più civili a questa violenza: incanala il desiderio di vendetta delle vittime in istituzioni collettive che valutano spassionatamente le colpe e puniscono il colpevole. La giustizia penale armonizza istanze private con l'esigenza collettiva di ripristinare l'ordine sociale e riconciliare gli animi [...].


Anche la giustizia penale internazionale, nel giudicare e punire il genocidio, la tortura o i crimini contro l'umanità, adempie questo ruolo di pacificazione. Ed in realtà il rigoglioso sviluppo di questa giustizia è uno dei pochi segni positivi della comunità internazionale odierna. Ed è importante per due motivi. Anzitutto perché ha introdotto una rivoluzione copernicana nella comunità internazionale. Prima il fulcro di quella comunità risiedeva negli Stati sovrani, che interloquivano solo tra loro. I principi e i monarchi non si potevano rivolgere direttamente ai cittadini del mondo, a parte il caso eccezionale dei pirati. A Norimberga, nel 1945, si proclama invece il principio che organi internazionali possono esercitare la loro autorità direttamente sugli individui, senza passare per gli Stati. E si afferma che il modo più efficace per colpire gli autori di crimini contro la pace e l'umanità consiste non più nel punire gli Stati per conto dei quali quegli individui hanno agito (come membri dell'esercito, ministri della difesa, capi di Stato), ma nel chiamare quegli individui stessi a rendere conto. A Norimberga non si giudicò lo Stato tedesco, ma i leader della Germania nazista. All'Aja oggi si processano e puniscono uomini in carne e ossa, i Karadzic e Taylor.


Un altro aspetto di quella rivoluzione è che ora si afferma che gli imperativi internazionali vincolano direttamente tutti gli individui del pianeta. Talché un individuo può essere incriminato anche se ha agito in conformità alle leggi del suo Stato (ciò che avvenne per molti militari e politici nazisti), ma violando norme giuridiche della comunità internazionale. Si afferma cioè la superiorità delle regole internazionali sul sistema normativo di ogni Stato".



(Foto da Wikimedia Commons)

18 luglio 2011

Commenti

Tribunali penali internazionali

uno strumento per processare i crimini contro l'Umanità

Già agli inizi del ventesimo secolo le potenze vincitrici della prima guerra mondiale avevano incaricato una “Commissione Alleata” di studiare l’istituzione di una “Corte Internazionale di giustizia penale” per punire i crimini contro le “leggi di umanità”, ma il progetto era fallito, schiacciato dalle superiori esigenze diplomatiche.
La prima esperienza significativa di Tribunale sovranazionale, pur se militare e non civile, è quella della Corte di Norimberga per i crimini commessi dai nazisti, costituita dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Un analogo tribunale fu istituito per le stesse finalità a Tokyo.

leggi tutto

Scopri nella sezione

Multimedia

Il processo Eichmann

le riprese del dibattimento