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Bronislaw Geremek

dirigente di Solidarnosc


Storico, nasce a Varsavia da genitori ebrei, Boruch e Szarca Lewertow, e nel 1940 viene rinchiuso insieme alla famiglia nel Ghetto di Varsavia, da cui riesce a fuggire nel 1942 con la madre. Il padre, invece, muore ad Auschwitz.
Ricordando quegli anni, ha dichiarato: “Non sono mai tornato sulle mie esperienze dell’infanzia, anche se sono state loro a formarmi. Il mondo bruciava davanti ai miei occhi. Bruciava anche il piccolo mondo della mia tradizione familiare, quel mondo in cui è preservata e garantita la continuità dei valori, delle norme, delle regole fondamentali. Il mondo della mia infanzia crollava continuamente. Tutto questo ha contribuito a formare la mia sensibilità futura”. Dopo la fuga dal Ghetto, trova rifugio nella casa di Stefan Geremek, che alla fine della guerra sposerà la madre e darà il suo nome al piccolo Bronislaw. Nel 1954 si laurea alla facoltà di Storia dell’Università di Varsavia e continua gli studi presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Dal 1955 al 1985 (con una interruzione dal 1960 al 1965) lavora presso l’Istituto di Storia dell’Accademia Polacca delle Scienze (PAN) dove dal 1960 al 1985 dirige l’Istituto di Storia Medievale. Dal 1962 al 1965 insegna alla Sorbona.
Il 22 agosto 1968 esce dal POUP, di cui era membro dal 1950, in segno di pretesta per l’invasione della Cecoslovacchia. Nell’autunno del 1968 si lega agli ambienti dell’opposizione e dalla primavera del 1977 al KOR. L’anno dopo è uno dei fondatori delle “Università Volanti”, dove tiene corsi e seminari. Il 20 agosto 1980 firma l’Appello indirizzato alle autorità da 64 intellettuali per sostenere gli scioperi del Litorale baltico. Il 22 agosto giunge a Danzica insieme a Tadeusz Mazowiecki ed entra a far parte della Commissione di Esperti del Comitato di Sciopero. È uno degli autori dello Statuto e del programma politico di Solidarnosc, che avrebbe dovuto realizzare la democratizzazione del Paese “lentamente e dal basso, senza destabilizzare il sistema politico”. Coerente con questa filosofia cerca di trovare dei punti di accordo con il governo, attento comunque a escludere atteggiamenti di collaborazionismo. Durante il 1981 ha un ruolo chiave nell’evitare che la situazione sociale precipiti e si arrivi allo scontro violento con il potere. Il 13 dicembre 1981 viene rinchiuso in un campo di internamento, da cui è rilasciato nel dicembre 1982, ma il 17 maggio 1983 è nuovamente arrestato con l’accusa di aver organizzato riunioni illegali...
continua Rilasciato in luglio, è costantemente controllato e il suo appartamento viene più volte perquisito. Dal 1968 al 1980 e dal 1980 al 1988 gli viene rifiutato il passaporto e quindi non può recarsi all’estero. Dal 1983 fa parte della commissione di esperti delle strutture clandestine di Solidarnosc e nel 1985 è licenziato dal PAN. È autore di numerose pubblicazioni sulla situazione polacca, comparse nella stampa clandestina, in cui esprime la propria concezione politica: a una visione statalista “il cui coronamento è la tentazione totalitaria” contrappone una concezione democratica in cui l’uomo “diventa cittadino attraverso l’esigenza incoercibile di esprimere la propria libertà; sottolinea inoltre la necessità di strutture intermedie fra la persona e lo Stato che educhino alla soggettività sociale e difendano i diritti dell’uomo e le libertà civili, limitando in tal modo l’onnipotenza dello Stato. Sostiene la necessità di collaborare con quanti si oppongono ai regimi totalitari nei paesi confinanti: Ucraina e Lituania, Cecoslovacchia e Ungheria, per coordinare le iniziative e creare una comunità dei Paesi dell’Europa dell’Est. Guarda con grande interesse al rinnovamento portato in URSS da Michail Gorbachev e, nel 1986, vede nella liberazione dal confino di Andrej Sacharov la speranza per un dialogo fra russi e polacchi basato sul “diritto dei popoli alla sovranità nazionale”. Con grande lucidità politica scrive: “I Polacchi vogliono la libertà e vogliono l’indipendenza e ne hanno diritto. Però, il realismo politico degli anni Ottanta ci fa dire che bisogna tener conto del sistema geo - politico, ma anche della sua possibilità di riformarsi…andando verso una maggiore libertà nell’economia e nella vita sociale e politica”. Per questo sostiene la linea della “collaborazione minima” con il governo. 
Nel 1989 partecipa agli incontri segreti con i rappresentanti del governo in preparazione della Tavola Rotonda alle cui sedute plenarie prenderà parte, ed è co-presidente della Commissione per le Riforme Politiche. Il 4 giugno 1989 viene eletto al Parlamento nella lista di Solidarnosc. Dal 1997 al 2000 è Ministro degli Esteri. Nel 2004 è eletto al Parlamento Europeo. Autore di numerose pubblicazioni sulla storia del Medioevo in Polonia e in Europa, per la sua attività di storico ha ricevuto la laurea honoris causa di molte università estere. In Francia è stato nominato Ufficiale della Legion d’Onore, in Germania ha ricevuto la Gran Croce al Merito, e in Polonia gli è stata conferita la massima onorificenza: l’Ordine dell’Aquila Bianca. 
Muore il 13 luglio 2008 in un incidente stradale mentre rientra in Polonia dalla Germania alla guida della sua auto. Il 14 aprile 2009 il cortile ovale nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo viene intitolato a Bronislaw Geremek.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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