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Anna Walentynowicz

La Madre coraggio dei Cantieri di Danzica


La “Madre coraggio” dei Cantieri di Danzica, come è stata definita, nasce in un piccolo villaggio di campagna, oggi in territorio ucraino, il 15 agosto 1929. A dieci anni perde i genitori e viene adottata. Nel 1942 è a Varsavia insieme alla famiglia adottiva. Frequenta la scuola solo fino alla quarta elementare. Dopo la guerra fa diversi lavori, finchè, nel 1950, inizia a lavorare come saldatrice ai cantieri Lenin di Danzica, dove diviene famosa per il suo stakanovismo (realizza il 270% della norma).  Nel 1951 entra nell’Associazione della Gioventù Polacca (ZMP) e nella Lega delle Donne. In seguito è impiegata come gruista. Fa parte della delegazione della Gioventù Socialista che nel 1951 si reca a Berlino. “Allora per la prima volta mi scontrai con la menzogna e per la prima volta la mia organizzazione mi ordinò di mentire”, dirà, e per questo esce dall’Associazione, pur restando iscritta alla Lega delle Donne. Inizia a pronunciarsi pubblicamente contro le ingiustizie del sistema, guadagnandosi la fiducia degli altri operai, ma al tempo stesso comincia ad essere sorvegliata dai Servizi Segreti. Per la prima volta riceve l'avviso di licenziamento nel 1968, quando protesta contro la sottrazione di fondi destinati agli operai, ma a seguito della protesta dei colleghi il provvedimento è revocato, anche se viene trasferita in un altro reparto. Nel dicembre del 1970 partecipa alla manifestazione davanti al Comitato Voivodale del POUP e alla sede della Radio Polacca a Danzica, e partecipa allo sciopero nei Cantieri di Danzica, occupandosi della preparazione dei pasti per gli scioperanti.  Nel maggio del 1978 entra a far parte dell’organizzazione sindacale clandestina Sindacati Liberi del Litorale (WZZ), trasporta e distribuisce stampa clandestina, è redattrice della rivista clandestina “L’Operaio del Litorale” (Robotnik Wybrzeza) e il suo appartamento diviene il punto di contatto e di incontro dell’opposizione.
Viene più volte tenuta in stato di fermo per 48 ore e subisce numerose repressioni sul lavoro: non le  è accordato il permesso di scendere dalla gru durante la pausa, viene rinchiusa nello spogliatoio, subisce perquisizioni, note negative e ammonizioni. Risulta essere sempre un esempio per gli altri e afferma: “In Polonia ci possono essere delle persone povere, ma non ci possono essere persone terrorizzate”. 
Il 7 agosto 1980, a soli cinque mesi dalla pensione, viene licenziata. Il 14 agosto gli operai dei cantieri entrano in sciopero per chiedere il suo reintegro al lavoro, e l'istanza sarà il primo dei 21 postulati degli scioperanti.  Il 16 agosto, nonostante la firma di un primo accordo con la direzione, insieme ad Alina Pienkowska si mette davanti al cancello numero 3 dei cantieri per fermare gli operai che si apprestano a rientrare a casa e li esorta a non cessare la protesta, contribuendo così a dare inizio allo sciopero di solidarietà con le altre aziende in agitazione. 
Fa parte della direzione della Commissione Interaziendale di Sciopero (MKZ). Il 1° settembre entra nel direttivo di Solidarnosc di Danzica.
Nell’autunno del 1980 iniziano i primi scontri con Lech Walesa, di cui critica le “tendenze dittatoriali”. Il conflitto ha il suo momento culminante nel luglio 1981, quando non è eletta tra i delegati al I Congresso di Solidarnosc. In autunno firma l’atto costitutivo dei Club della Repubblica Indipendente “Libertà, Giustizia, Indipendenza” fondati tra gli altri da Zbigniew Bujak, Jacek Kuron e Adam Michnik.  Nell’ottobre del 1981 durante un incontro con gli operai di Radom, due funzionari dei Servizi Segreti cercano di avvelenarla. Tra il 14 e il 16 dicembre 1981 è tra gli organizzatori dello sciopero ai Cantieri di Danzica. Il 18 dicembre 1981, subito dopo il colpo di Stato del Generale Jaruzelski e la proclamazione dello "stato di guerra", è rinchiusa in carcere, dove rimane fino al 24 luglio 1982. Nell’agosto 1982 è arrestata per aver organizzato lo sciopero nei Cantieri del dicembre 1981 e rinchiusa nel carcere di Danzica, poi a Varsavia ed infine a Grudziadz. Licenziata dai cantieri, il 30 marzo 1983 è condannata a 1 anno e 3 mesi di carcere con la condizionale per tre anni.  Arrestata nuovamente il 4 dicembre 1983 per aver cercato di  attaccare una lapide in memoria dei morti della miniera di Wujek, viene liberata nell’aprile 1984 per ragioni di salute. Dopo la scarcerazione non prende parte alle strutture clandestine del sindacato, ma organizza scioperi della fame, partecipa a numerosi incontri nelle chiese, scrive proteste e appelli. Durante uno sciopero della fame organizzato in casa sua per chiedere che il Papa possa recarsi in Polonia, viene arrestata insieme al figlio. Nel corso dell’inchiesta è sottoposta a visita psichiatrica forzata, e definita “un’irresponsabile iraconda”. Negli anni successivi continua a partecipare a proteste e scioperi della fame. Dal 18 febbraio 1985 al 31 agosto 1986 è fra gli iniziatori e i partecipanti allo sciopero della fame a rotazione nella chiesa della Nascita di Maria a Cracovia. 
Non accetta i lavori e gli accordi della Tavola Rotonda, ritenendoli un tradimento degli ideali di Solidarnosc. Nel 1989 è cofondatrice della Fondazione per la Promozione dell’Arte Sacra. Dopo la caduta del regime comunista, dal 1989 al 1997 collabora con la rivista “Fuori dai patti” (Poza Ukladem). Nel 2000 rifiuta il titolo di Cittadino Illustre di Danzica. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali. È perita tragicamente nell’incidente aereo di Smolensk del 10 aprile 2010, mentre si recava alla cerimonia solenne in memoria delle vittime di Katyn.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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