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Lapide a San Pietroburgo

per gli italiani perseguitati da Stalin


La lapide dedicata alle vittime italiane nel Cimitero Memoriale di Levashovo

La lapide dedicata alle vittime italiane nel Cimitero Memoriale di Levashovo

29 giugno 2007, ore 13.00 Cimitero Memoriale di Levashovo
Posa di una lapide per ricordare gli italiani perseguitati durante le purghe staliniane, organizzata dal Centro per i Nomi Restituiti del Cimitero Memoriale di Levashovo e dall'Istituto Italiano di Cultura su proposta e con la collaborazione del Comitato per la Foresta dei Giusti.
Adesioni 
- del Comune di Milano e di altri Comuni d'Italia
- della Provincia di Milano
- della Regione Lombardia
- della Camera dei Deputati

Saranno presenti le alte autorità italiane e russe, alcuni parenti delle vittime e l'on. Piero Fassino.
Hanno aderito l'Associazione Memorial e il Museo del Gulag "Perm'36".
Maggiori dettagli sul programma nel pdf a lato.

Testo della lapide

Alla memoria delle vittime italiane del GULag
San Pietroburgo e Milano ricordano i mille italiani, esuli antifascisti, emigrati nella speranza di un mondo migliore, membri della comunità italiana in Crimea, che furono perseguitati in Unione Sovietica, privati della libertà, deportati nel GULag o fucilati negli anni dello stalinismo

Testo del messaggio di adesione del Presidente della Camera dei Deputati on. Fausto Bertinotti inviata al Presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti, Gabriele Nissim
Sono lieto di inviare il mio più cordiale saluto a Gabriele Nissim ed a voi tutti riuniti a Levashovo in occasione della cerimonia in ricordo delle vittime italiane della repressione staliniana.
L'apertura degli archivi sovietici ha reso disponibili molti documenti inediti che hanno consentito di ricostruire questa pagina dolorosa del nostro recente passato e di ristabilire importanti verità sul Novecento, un secolo contrassegnato dalla straordinaria irruzione delle masse popolari nella storia, ma allo stesso tempo colmo di orrori tra cui l'esperienza dei gulag e le persecuzioni staliniane, odiosi simboli di sopraffazione e di umanità negata.
E' necessaria una riflessione profonda ed un'indagine critica sulle ragioni che hanno condotto a tragedie di questa portata, affinchè dalle loro macerie si possa costruire una società nuova, in cui una sempre più ampia partecipazione dei cittadini alle grandi scelte della comunità in cui essi vivono ed operano ne consenta la liberazione dallo sfruttamento e dall'oppressione, rimuovendo le cause che generano ingiustizia, diseguaglianza ed esclusione.
Nell'unirmi idealmente a voi nel rendere omaggio ai tanti nostri connazionali sepolti nel cimitero di Levashovo, desidero esprimere la Lei, caro presidente, ai familiari delle vittime ed a tutti i presenti i semtimenti della mia più solidale partecipazione.

Napolitano a Levashovo? La risposta positiva del PresidenteUna bambina contro Stalin
Foto cerimonia Levashovo

29 giugno 2007

Cerimonia al Cimitero-Memoriale di Levashovo

per le vittime italiane del GULag

  • Corteo con i parenti delle vittime all'ingresso di Levashovo

  • Le autorità e i parenti intorno alla stele coperta prima della cerimonia

  • Luciana De Marchi ricorda il padre Gino

  • Ricordo delle vittime russe

  • Parla Roginskij, presidente di Memorial di Mosca

  • Nissim richiama il dovere della memoria.

  • Saluto di Razumov, creatore del Centro Nomi Restituiti.

  • I garofani dei parenti dopo la scopertura della lapide

  • Le corone delle autorità italiane e russe.

  • Commenti

    GULag

    i lager sovietici

    GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
    Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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