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Janusz Krupski

1951 - 2010

membro del Comitato Direttivo di Solidarnosc


Nasce a Lublino. Dal 1970 al 1975 studia storia all’Università Cattolica della sua città. Nel 1973 si oppone pubblicamente alla creazione nell’ateneo dell’Associazione Socialista degli Studenti Polacchi, che il regime intende imporre come unica forma di aggregazione degli studenti, per questo si reca dal primate Wyszynski, che, dopo averlo ascoltato, firma un decreto con cui ne vieta la costituzione. Nel 1974 organizza una manifestazione per ricordare le vittime dei fatti di Danzica del 1970 e l’eccidio di Katyn. In quegli anni le autorità spirituali e intellettuali degli ambienti studenteschi indipendenti di Lublino sono il padre domenicano Ludwik Wisniewski e gli storici Wladyslaw Bartoszewski e Adam Stanowski. Ha ricordato Bartoszewski: “Per me […] rimane un ricordo prezioso la presenza fra i miei studenti di Bogdan Borusewicz, Janusz Krupski, Piotr Jeglinski, che da me ascoltarono per la prima volta in vita loro, come loro stessi hanno detto, la storia dello Stato polacco clandestino”. Proprio in forza di questi racconti, nel 1975 Krupski decide di dar vita a una rivista clandestina, riesce a far arrivare da Parigi un ciclostile a spirito, che tiene in casa sua e fonda la casa editrice “Spotkania” (Incontri), che pubblica libri, trasmette in Occidente informazioni sulla vita dell’opposizione in Polonia e stampa i primi comunicati del KOR. Nel 1977 iniziano le pubblicazioni della rivista “Spotkania-rivista dei giovani cattolici” su cui scrivono gli intellettuali polacchi più significativi, non solo di area cattolica, per il carattere aperto al dialogo della rivista. La pubblicazione della rivista si conclude nell’autunno del 1988. Attorno al giornale, inoltre, nasce un vero movimento giovanile, che contribuisce alla maturazione umana, religiosa e politica di numerosi studenti di Lublino. Negli anni ’70 è più volte fermato e interrogato dalla polizia. Dall’autunno 1980 al dicembre 1981 fa parte del Comitato Direttivo di Solidarnosc. Dopo l’introduzione dello Stato di Guerra riesce ad evitare l’arresto nascondendosi. Viene arrestato il 22 ottobre 1982 e rinchiuso in un campo di internamento. Esce dopo pochi mesi. Il 21 gennaio 1983 viene rapito a Varsavia da alcuni agenti dei servizi di sicurezza, che lo portano in un bosco e lo cospargono di acido. Si salva a stento, ma riporta ustioni gravissime. Nel 1994 i responsabili sono processati e condannati. Dopo il 1989 riprende la sua attività di editore e, accanto alle edizioni “Spotkania”. fonda la casa editrice “Krupski e Soci”. Dal 2000 al 2006 è vice presidente dell’Istituto per la Memoria Nazionale. Nel 2006 viene nominato direttore dell’Ufficio per i Veterani di Guerra e le Persone Perseguitate, con il rango di ministro. Di lui ha detto il Presidente della Camera dei Deputati e suo amico Bogdan Borusewicz: “Janusz era un uomo di un’onestà cristallina, una bellissima pagina dell’opposizione”. Lascia sette figli.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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