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Naim Sefa Bey

il funzionario turco che aiutò gli armeni durante il genocidio e ne testimoniò il progetto di sterminio


Notizie tratte dal libro di Pietro Kuciukian Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli armeni, Guerini, Milano, 2000

Il turco Naim Sefa Bey fu l'ultimo segretario del Comitato Generale delle Deportazioni di Aleppo. Il comitato era il principale organizzatore delle deportazioni degli armeni negli anni 1915-1916.
Quando il Comitato vide che si stava ammassando un grande numero di armeni a Meskenè e lungo le rive dell'Eufrate, invio in quella città il proprio segretario principale per completare l’evacuazione.
Ma Naim Bay non era l'uomo adatto a svolgere un simile compito, data la sua natura mite e l’orrore che gli suscitava la deportazione forzata nel deserto di Deir-es-Zor, dove gli armeni erano destinati a morire di fame e di stenti. Per questo aiutò alcuni di loro a fuggire, spesso senza alcuna ricompensa, anche se le sue finanze non versavano in buone condizioni. Avrebbe potuto chiedere somme enormi alle famiglie più ricche, disposte a pagare qualsiasi cifra per sfuggire a una deportazione nel deserto che equivaleva a una condanna a morte, eppure non pretese mai nulla e soltanto nei momenti di maggiore indigenza si accontentò di ricevere piccole offerte come "ricordo tangibile di gratitudine".
Grazie a Naim Bey e al giornalista armeno Aram Andonian (deportato nel 1916 a Meskenè e fatto fuggire dallo stesso Bey), oggi abbiamo una grande quantità di documenti ufficiali, telegrammi ministeriali, decreti inviati dal Comitato Unione e Progresso, che Bey aveva conservato forse per sfuggire a future responsabilità. Andonian, divenuto suo amico, lo convinse a rivelare molte circostanze preziose per la ricostruzione degli avvenimenti riguardanti il genocidio, nonostante la forte resistenza iniziale del vecchio funzionario turco, preoccupato soprattutto di non compromettere l’onore della sua nazione. Soltanto davanti agli innumerevoli racconti delle donne armene scampate alla deportazione, che turbarono la sua coscienza inducendolo ad abbandonare l’antica reticenza, accettò di rivelare molti particolari a lui noti.
Naim Sefa Bey rifiutò espressamente ogni offerta in denaro sin dal primo incontro con Andonian, che nel 1920 pubblicò a Londra la raccolta di queste testimonianze, corredate dalle notizie e dai preziosi documenti consegnati da Bey.

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Storie significative

nel genocidio degli armeni

Alcune vicende esemplari di personaggi che all'epoca del genocidio hanno cercato di opporsi o si sono sentiti in dovere, in seguito, di raccontare e lasciare testimonianza di quanto avevano visto e vissuto.
Pietro Kuciukian, nel suo libro Voci nel deserto, ne ha raccolto le storie e ha indicato tra questi anche alcuni funzionari turchi che cercarono di contrastare o almeno di porre un argine al progetto di sterminio del governo "dei Giovani Turchi", a volte pagandone di persona le conseguenze.
Altri ricercatori, come Raymond Kévorkian in Francia e Hilmar Kaiser in Germania, hanno studiato i documenti d'archivio, scoprendo e segnalando altre figure significative.

Recensione "Voci nel deserto"

"Giusti per gli armeni" riconosciuti

Giusti per gli armeni

già riconosciuti dal Comitato "La memoria è il futuro"

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