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Luigi Baldan

l’internato militare nei campi di lavoro nazisti che aiutò le ragazze ebree nel lager di Sackisch – Kudowa, in Polonia


La copertina del libro di memorie con la foto di Luigi Baldan prigioniero a Sackisch Kudowa

La copertina del libro di memorie con la foto di Luigi Baldan prigioniero a Sackisch Kudowa

Testimonianza del figlio Sandro Baldan - Mirano (VE), 12 maggio 2007

Luigi Baldan nasce a Sambruson di Dolo (VE) il 5 settembre 1917. Oggi ha 90 anni e vive dal 1954 a Mirano (VE).
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, viene catturato a Sebenico (ex Jugoslavia) dai tedeschi e trasportato sino a Bad Orb, in Germania, prima con un’interminabile e massacrante marcia a piedi nell’entroterra jugoslavo, poi con i carri vagoni bestiame.
Nel novembre 1943, viene trasferito a Francoforte sul Meno, in Germania, nel lager in loc. Heddernheim, ove viene impiegato come operaio all’interno delle fabbriche tedesche della V.D.M. (Vereinigte Deutsche Metalwerke), un’industria che fabbricava pezzi meccanici aerei.
È testimone della dura vita nelle fredde baracche, dell’odio dei tedeschi verso gli italiani e dell’accanimento dei tedeschi verso gli ebrei perseguitati.
Effettua coraggiosi sabotaggi nel materiale bellico prodotto nel campo di concentramento di Francoforte sul Meno- Heddernheim, all’insaputa dei tedeschi. Nell’aprile 1944 viene trasferito nel campo di lavoro nazista di Sackisch Bad Kudowa in Polonia (campo collegato al campo principale di Gross-Rosen) per lavorare come meccanico tornitore nelle industrie V.D.M.
Qui, rubando mele verdi e patate all’esterno del campo, si prodiga per aiutare e sfamare, rischiando la propria vita, le ragazze ebree presenti nel campo di lavoro nazista. Riesce a difendere la loro vita dai soprusi dei nazisti, intercedendo per la loro salvezza: una ragazza stava per essere uccisa perché aveva rotto un macchinario, ma grazie all’intercessione di Luigi Baldan è stata risparmiata.
Informa continuamente, rischiando severe punizioni, le ragazze ebree dell’andamento della guerra, per aiutarle a sopportare la fatica del lavoro e dare una speranza di salvezza. Fornisce loro, di nascosto dai tedeschi, degli stracci in lana per coprirsi la testa dal freddo. Convince le spietate guardiane tedesche a trattarle con più umanità, difendendole così da potenziali maltrattamenti. Incarica dei suoi amici, un italiano di nome Bruno Pasqualin e un cecoslovacco di nome Stanislav Coufal , addetti alla manutenzione, a portare loro periodicamente del cibo, che si era procurato dai polacchi.
Effettua ancora più decisi e mirati sabotaggi al materiale bellico prodotto nelle fabbriche e dei macchinari del campo di Sackisch-Kudowa, in Polonia.
Nell’aprile 1945 fugge, da solo, dal campo.
Nel giugno 1945 ritrova, casualmente, a Praga, a guerra terminata, alcune di queste ragazze ebree di Kudowa e, insieme, festeggiano la loro libertà.
Ritorna in Italia, dopo un interminabile viaggio in treno, nel luglio 1945.
A 90 anni, nel marzo 2007, Luigi Baldan pubblica il libro Lotta per sopravvivere - La mia resistenza non armata contro il nazifascismo, Libreria Editrice Cafoscarina, Venezia, che riporta le memorie relative ai due anni trascorsi nei lager nazisti.
È l’unica testimonianza italiana di quanto è accaduto nel campo nazista di Sackisch-Kudowa, in Polonia. È uno dei pochi casi in cui un prigioniero dei lager nazisti, già di per sé disperato e affamato, riesce a trovare la forza e la sensibilità di aiutare, a rischio della propria vita, le più deboli ragazze ebree. Sono piccole storie di solidarietà che meritano di essere valorizzate, prima che sia troppo tardi, per il loro alto valore umano.

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