Vittorio Castellani
il diplomatico che protesse gli ebrei in Croazia
Testimonianza dei figli Maddalena, Giovanni e Maria - Roma, 4 novembre 2005
Negli anni 1942-1943 nostro Padre, Vittorio Castellani, giovane diplomatico, si trovava in Croazia con la funzione di ufficiale di collegamento fra il Ministero degli Esteri e la 2a Armata, comandata dal generale Roatta. Un accordo fra croati e tedeschi prevedeva la consegna, a questi ultimi, di tutti gli ebrei residenti o rifugiatisi nella regione, compresi i territori sotto il controllo dell’esercito italiano. Malgrado le fortissime pressioni tedesche, sia gli alti comandi militari che i responsabili diplomatici nella regione, fra cui il conte Luca Pietromarchi e nostro Padre, non erano affatto d’accordo con le indicazioni di Roma di consegnare gli ebrei ai croati, che poi li avrebbero a loro volta consegnati ai tedeschi, e usarono, anche con l’appoggio di Palazzo Chigi (all’epoca sede del Ministero degli Esteri) e non senza mettere in pericolo sicurezza personale e carriera, tutti i mezzi possibili ed i sotterfugi inimmaginabili, per opporsi alle direttive politiche e sabotare la consegna degli ebrei: dalla creazione di un “campo di detenzione” sotto controllo italiano a “sofisticate” interpretazioni giuridiche per “attribuire” la nazionalità italiana a quanti più possibile rifugiati ebrei. Mediante tali stratagemmi circa tremila ebrei croati e altri ebrei stranieri furono sottratti a quella che veniva definita la “soluzione finale”.
Ne ha parlato lo storico israeliano Daniel Carpi in Rescue Attempts during the Holocaust, “The Rescue of Jews in the Italian Zone of Occupied Croatia”, Atti della seconda conferenza internazionale di Yad Vashem, Gerusalemme, 1977. Inoltre, tra gli altri, riportano i fatti Menachem Shelah, uno degli scampati all’eccidio, in Un debito di gratitudine, tradotto e pubblicato nel 1991 a cura dello Stato Maggiore dell’Esercito, e lo storico Jonathan Steinberg in Tutto o Niente, l’asse e gli ebrei nei territori occupati 1941-1943, uscito in versione italiana nel 1997 per i tipi dell’editore Mursia.
Il figlio di uno dei tremila salvati, Joseph Rochlitz, che vive e lavora in Italia, ha prodotto anni fa un film documentario, The Righteous Enemy, di cui esiste una versione italiana, in cui si parla della vicenda a cui ha partecipato mio padre in Croazia, così come del comportamento esemplare di militari e diplomatici italiani nella Francia meridionale e del salvataggio di ebrei in Grecia da parte del diplomatico italiano Guelfo Zamboni, il cui nome è nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme. Il documentario ha avuto risonanza negli Stati Uniti e in Israele, ma purtroppo in Italia non è stato reso noto al pubblico, nonostante la Rai abbia comprato due volte i diritti e il Presidente Ciampi abbia espresso il desiderio che sia trasmesso.
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