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La casa di vetro. Storia di Carl Lutz, lo svizzero che salvò 62.000 ebrei


Theo Tschuy
Prefazione di Simon Wiesenthal, traduzione a cura di Aldo Sofia e Vera Snabl Sofia, Rezzonico Editore, Locarno, 2005

Questo volume racconta dopo cinquant’anni di silenzio la coraggiosa storia di Carl Lutz (1895-1975), il diplomatico svizzero che salvò 62000 ebrei dalla deportazione verso i campi di concentramento nazisti. Un’impresa ora riconosciuta come lo sforzo di salvataggio più grande che sia stato intrapreso nell’Europa dominata dai nazisti, ma per più di cinquant’anni rimasta a giacere tra gli archivi governativi e i documenti di famiglia.
Il libro è la versione italiana, curata da Aldo Sofia (giornalista della TSI che sull’argomento ha realizzato un documentario col regista Enrico Pasotti) di Dangerous diplomacy di Theo Tschuy uscito nel 2000 in inglese.
L’autore ebbe per la prima volta l’idea di scrivere un libro su Lutz nel 1961, dopo due colloqui avuti con lui durante il processo Eichmann, ma per diversi anni non gli fu possibile consultare i documenti originali: solo dopo la morte di Lutz, ed in seguito agli incoraggiamenti di Simon Wiesenthal, Tschuy riuscì ad accedere alla documentazione necessaria e nel 1990 fu pubblicato da “Neue Zurcher Zeitung” un lavoro di taglio scientifico intitolato “Carl Lutz und die Juden von Budapest”.
Dangerous diplomacy, edito nel 2000 da Eerdmans Publishing, non è la trasposizione letterale della prima opera ma un adattamento più personalizzato, un testo avvincente e di lettura scorrevole, nel quale sono peraltro presenti nuovi elementi di cui l’autore era venuto a conoscenza solo dopo la stesura del primo lavoro.
Nel 2004 la TSI (Televisione Svizzera Italiana) ha prodotto per la prima volta un film-documentario su Lutz, La casa di vetro appunto, a cura del giornalista Aldo Sofia e del regista Enrico Pasotti. Nel 2005, con lo stesso titolo del documentario, è uscita la versione italiana del libro.
La biografia racconta come Lutz, console svizzero a Budapest dal 1942 al 1945, abbia sfidato tutte le regole diplomatiche rilasciando documenti di protezione per decine di migliaia di ebrei ungheresi. Mettendo a rischio la propria vita questo straordinario diplomatico osò sfidare uomini come Edmund Veesenmayer, proconsole in Ungheria di Hitler, Adolf Eichmann e i suoi SS criminali.
I risultati dell’operato di Lutz furono incredibili ma, nonostante il terrore che dominava Budapest in quel periodo, il console non fu solo. Il suo comportamento esemplare mosse le coscienze di altri cittadini e uomini come Peter Zurcher, Ernest Vonrufs e, che lo aiutarono a organizzare il geniale “gioco di prestigio” diplomatico delle case protette, le 72 Schutzhäuser di via Poszonyi, grazie al quale furono salvati più della metà degli ebrei sopravvissuti a Budapest. Al pericoloso stratagemma partecipò anche lo svedese Raoul Wallenberg, inviato appositamente in missione dal proprio governo, e vi ricorse con grande abilità e coraggio l'italiano Giorgio Perlasca, fintosi spagnolo per potersi accreditare come incaricato dell'ambasciata iberica e rilasciare migliaia di false "lettere di protezione" agli ebrei braccati, dando loro rifugio nelle "case protette".
Dopo la guerra l’operato di alcuni di questi uomini venne reso noto: in particolare il “caso Wallenberg” (lo svedese scomparso il 17 gennaio del 1945 e forse ucciso dai sovietici) fu sollevato durante la guerra fredda da J. Foster Dulles, quando assunse la guida della politica estera degli Stati Uniti. La vicenda fece grande scalpore e ottenne molta pubblicità, ma nonostante le ricerche effettuate negli archivi sovietici, non si seppe mai cosa realmente fosse accaduto al giovane svedese. Col passare del tempo quella di Wallenberg è divenuta una figura leggendaria in diversi paesi occidentali, mentre Carl Lutz, incredibilmente è stato quasi del tutto dimenticato dopo la guerra, come è avvenuto anche per Giorgio Perlasca, la cui vicenda è venuta alla luce solo alla fine degli anni Ottanta.
Tuttavia il console svizzero ha dovuto subire anche l'oltraggio di essere messo sotto accusa dal suo stesso governo per aver abusato dei propri poteri. Nonostante i numerosi riconoscimenti ricevuti prima della morte, avvenuta nel 1975, tra cui la nomina a "Giusto tra le Nazioni" dallo Yad Vashem di Gerusalemme nel 1964 e la candidatura al Premio Nobel per la pace, la Svizzera ha onorato uno dei suoi cittadini migliori solo nel 1995.

biografia Carl Lutz

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