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Ferramonti di Tarsia. Voci da un campo di concentramento fascista


Partita di scacchi tra internati nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia

Partita di scacchi tra internati nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia

Mario Rende
Mursia, Milano, 2009

A Ferramonti di Tarsia, nel cosentino, c'è stato il più grande campo di concentramento fascista che viene ricordato dal giornale Jerusalem Post come un "paradiso inaspettato". Il campo si trovava in una zona depressa, malarica, aveva baracche fatiscenti e una recinzione di filo spinato, eppure lì si celebravano matrimoni, nascevano bambini, c'erano una biblioteca, una scuola e una forma di democrazia con rappresentanti eletti dagli internati. Ferramonti di Tarsia era una luminosa eccezione per merito dell'operato del direttore Paolo Salvatore. Secondo Romano Ugolini che ha firmato la prefazione: "l'esperienza di Paolo Salvatore ci dimostra che le norme si possono applicare in modo efficace, semplicemente interpretandole in maniera umana. Non venne meno al suo compito e lo svolse correttamente, garantendo una vita tranquilla nel campo, cercando di rispettare le personalità, le tradizioni e i sentimenti dei singoli, e proteggendo gli internati da persecuzioni esterne."
Il lavoro di Mario Rende raccoglie la testimonianza di Salvatore, il diario personale di Padre Callisto Lopinot, inviato nel campo dal Vaticano, le impressioni e le relazioni sulla situazione del campo degli ufficiali inglesi che vi entrarono nel settembre del 1943.
L'autore, medico e professore ordinario di Anatomia Umana presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Perugia, si interessa di storia dell'Italia Meridionale.

(foto Flickr: utente Roxong)

Gaetano Vallini sull'Osservatore Romano

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