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Voci contro la barbarie. La battaglia per i diritti umani attraverso i suoi protagonisti


Il giurista Antonio Cassese (foto Wikicommons)

Il giurista Antonio Cassese (foto Wikicommons)

Antonio Cassese
Feltrinelli, Milano, 2008

Il libro di Cassese si propone, a sessant’anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di ripercorrere la cultura che è maturata attorno ai diritti umani e di valutarne l’impatto nella comunità internazionale e nella coscienza individuale dell’uomo moderno.
Cassese ritiene che la cultura dei diritti umani abbia radicato nella società degli Stati “un nuovo ethos, un nuovo modo di vedere e di concepire i rapporti tra esseri umani e tra essi e i vari Stati […] ma anche un nuovo modo di qualificare i comportamenti degli uomini, di classificarli in base a nuovi criteri di valutazione” 
Sino ad arrivare alla realizzazione dell’idea “profetica di Kant: la violazione di un diritto in un paese è sentita come tale in ogni altra parte del mondo”. 
L’opera è suddivisa in VII sezioni.
Nella prima sezione si riportano alcuni scritti (di Hamburger, Constant e Bobbio) fondamentali per chiarire i concetti base della cultura dei diritti umani: priorità dell’essere umano in sè e per sè, creazione di uno jus cogens che limita la potestà normativa dei singoli Stati (divieto di genocidio, di schiavitù, di tortura, di discriminazione razziale).
Nella seconda sezione viene proposta un’antologia di saggi di coloro che hanno eleborato la Dichiarazione Universale o che hanno dato il loro contributo teorico alla riflessione che ne ha preceduto l’elaborazione: di René Cassin, che fu Vicepresidente della Commisisonie delle Nazioni Unite incaricata di elaborare la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, di Cyrus Vance, già Segretario di Stato e, particolarmente interessante, l’intervista ad Eleanor Roosevelt. 
Segue una lunga sezione dedicata ai genocidi del XX secolo ed alle più efferate violazioni dei diritti umani: il massacro degli Armeni, lo sterminio degli Ebrei, il Gulag, il Genocidio in Ruanda, gli stupri in Darfur, la dittatura in Grecia ed Argentina, le torture dei francesi in Algeria.
Nella quarta sezione, intitolata “Perché succede?” l’autore concede al lettore una pausa di riflessione sulle cause di tanto dolore, sull’inevitabilità e la banalità del male.
La speranza della possibilità di ribellione è affrontata nella quinta sezione ove si dedica ampio spazio a figure esemplari di coraggio civile e di resistenza contro la sistematica violazione dei diritti umani: anche se vengono riportati esempi ormai noti di coraggio civile, quali Ghandi, Mandela, don Milani, Robert Kennedy, Solzenicyn, è tuttavia molto interessante leggere i discorsi originali pronunciati da costoro, per conoscere il linguaggio e la personalità di ciascuno.
Infine, nella sesta sezione, Cassese riporta alcune Sentenze di tribunali nazionali ed internazionali che hanno segnato “progressi importanti nella lotta per la realizzazione dei diritti umani fondamentali”: dapprima una sentenza della Corte Federale d’Appello degli Stati Uniti nel 1980 che ha dichiarato la responsabilità civile di coloro che avevano torturato durante il regime di Stroessner in Paraguay cittadini paraguayani suoi oppositori, con condanna al risarcimento dei danni morali ed economici patiti.
Nel 1989 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha statuito il divieto di estradizione verso Stati che possano applicare la tortura ovvero trattamenti disumani e degradanti.
Cassese trae spunto dalla sentenza per fare un breve excursus sull’evoluzione giurisprudenziale della Corte Europea in tema di tortura e trattamenti disumani e degradanti.
Segue una sentenza del 2004 del tribunale regionale di Francoforte sul divieto di utilizzare ovvero anche solo di minacciare l’utilizzo della tortura per ottenere la confessione da chi sia sottoposto ad indagini preliminari: in quanto si umilia chi ne è oggetto e chi proferisce quella minaccia.
Da ultimo, si riporta una sentenza del 2008 della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che, ponendosi nel solco delle recenti pronunce, afferma la forza cogente sia negativa che positiva della Convenzione Europea dei Diritti Umani: “secondo la Corte quelle norme vanno ormai interpretate anche nel senso che esse contemporaneamente impongono alle Autorità governative di adottare tutte quelle misure positive necessarie per prevenire violazioni della Convenzione. In altri termini la Convenzione impone non solo obblighi negativi, di non fare, ma anche obblighi positivi, di fare”.
La settima ed ultima sezione, è dedicata a coloro che l’Autore definisce “i dissidenti”, cioè coloro che “sacrificano i propri interessi personali, l’attività professionale, tutti i vantaggi che potrebbero trarre dalle proprie capacità intellettuali, per poter pubblicamente revocare in dubbio la legittimità del potere [...] Essi non accettano le idee comuni. Sono animati da un formidabile spirito critico. Guardano più in alto e più lontano”.
Questi “ribelli” rispondono ai nomi del reverendo Jesse Jakson, del premio Nobel Elie Wiesel, dello scrittore israeliano Amos Oz e dello scrittore iraniano Akbar Ganji. 
Qualche perplessità suscita la scelta di comprendere anche il neo eletto Presidente Barack Obama nella rosa dei “dissidenti”.
Tuttavia, facendo proprie le parole dell’autore, ci pareva opportuno concludere questa breve scheda, sottolineando come oggi sia importante valorizzare le testimonianze di coloro che si sono opposti alla barbarie, poiché “l’azione di alcuni oppositori, solitari e pervicaci, ha smosso gli animi di tante altre persone. Essa può suscitare in tutti noi, che assistiamo attoniti a tanta violenza nel mondo, una minuscola onda di speranza”.

Scheda curata da Marta Buti

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