English version | Cerca nel sito:

"Dobbiamo lavorare per la riconciliazione"

il discorso di Aung San Suu Kyi


Dopo 7 anni di arresti domiciliari è stata liberata Aung San Suu Kyi, la leader della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito di opposizione birmano. 
Il suo primo comizio è stato accolto da una folla di più di 4 mila persone che la attendevano fuori dalla sede del partito. Il Premio Nobel ha parlato della possibilità di appoggiare la sospensione delle sanzioni internazionali contro la Birmania per una riconciliazione nazionale.

"Abbiamo sempre detto che dipendiamo dalle persone, non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non dipendiamo dalle persone - ha dichiarato -. Ora dobbiamo lavorare sistematicamente insieme. L’ho già detto e vorrei ripeterlo, dobbiamo lavorare insieme. Non vincerete mai solo sperando. Non potete ottenere quello che volete da soli. Dovete agire, essere molto coraggiosi. Dobbiamo trovare il modo giusto, un modo che non metta in pericolo le persone. E dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi. Ho sempre creduto nella comprensione nazionale, dobbiamo andare in questa direzione. Non ho nessun risentimento verso quelli che mi hanno costretto agli arresti domiciliari. A loro dico che adesso non hanno più nessun bisogno di fermarmi". 

Durante la conferenza stampa che ha seguito il comizio, la leader si è dichiarata pronta a incontrare il capo della Giunta militare Than Shwe e ha confermato che il suo partito pubblicherà un rapporto sulle elezioni che sono appena avvenute. 

15 novembre 2010

Commenti

Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Scopri nella sezione

Il libro

Per questo

Anna Politkovskaja

Multimedia

The Lady

Il film di Besson su Aung San Suu Kyi

La storia

Hasan Nuhanovic

l'accusatore di Srebrenica