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Onore in Israele per Dimitar Peshev

a suo nome una piazza di Jaffa


La copertina del libro di Gabriele Nissim dedicato a Dimitar Peshev

La copertina del libro di Gabriele Nissim dedicato a Dimitar Peshev

La Bulgaria riconosce la responsabilità della deportazione degli ebrei di Tracia e Macedonia e onora in Israele Dimitar Peshev per il salvataggio degli ebrei

Jaffa, Israele, 30 marzo 2008

Cerimonia alla presenza del sindaco di Tel Aviv Ron Huldai e del presidente bulgaro Georgi Parabanov per ricordare l'artefice del salvataggio degli ebrei bulgari (protagonista del libro di Gabriele Nissim L'uomo che fermò Hitler - Mondadori). 

Durante la sua visita ufficiale in Israele Parabanov ha ammesso per la prima volta la responsabilità morale del suo paese nella deportazione degli 11 mila ebrei di Tracia e di Macedonia e ha riconosciuto il ruolo di Peshev, all'epoca vicepresidente del parlamento bulgaro, in contrapposizione a quello del re Boris III, fino a oggi considerato vittima di quegli avvenimenti.

30 marzo 2008

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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Multimedia

Il Memorioso. Breve guida alla Memoria del Bene

spettacolo teatrale con M. Speziani, tratto dai libri di G. Nissim