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Yerevan 2008

Bodil Biørn, un nuovo Giusto nel Muro della Memoria


Cerimonia per Bodil Biørn (Foto di  The Armenian Genocide Museum Institute)

Cerimonia per Bodil Biørn (Foto di The Armenian Genocide Museum Institute)

La cerimonia ufficiale si è aperta con la proiezione del film They call me mother, presentato al Golden Apricot film Festival 2008.
Durante la cerimonia è stato presentato l'album di Bodil Biørn con le immagini dell'Armenia orientale scattate dalla missionaria, incluse le foto del genocidio e immagini di vita dopo i terribili eventi del 1915, lettere, giornali e altri documenti che testimoniano il genocidio armeno.
Alla cerimonia hanno partecipato i membri della famiglia di Bodil Biørn, appositamente venuti dalla Norvegia; Jussi Biørn, nipote di Bodil, ha ricevuto la medaglia d'argento e un certificato di riconoscimento dall'Armenian Genocide Museum-Institute. 
La cerimonia si è conclusa con la deposizione della terra tombale di Bodil Biørn al Muro della Memoria di Dzidzernagapert.

Fonte The Armenian Genocide Museum Institute

22 luglio 2008

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime.Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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