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Tra ideologie e domande eterne

convegno internazionale su Vasilij Grossman


Lapide di Vasilj Grossman (foto di Andrew Butko tratta da Wikicommons)

Lapide di Vasilj Grossman (foto di Andrew Butko tratta da Wikicommons)

Torino, 19, 20 e 21 febbraio
Centro Congressi Villa Gualino
viale Settimo Severo, 63

Convegno promosso da: Centro Studi Vita e destino in collaborazione con Centro Culturale P.G. Frassati e Fondazione Arte Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale-Onlus.

Interventi di:
Adriano Dell'Asta (Milano), Fausto Malcovati (Milano), Gabiele Nissim (giornalista e scrittore), Vittorio Strada (Venezia), Monika Zgustova (Barcellona), David M. Fel’dman (Mosca), Fausto Malcovati (Milano), Cecilia Nizza (Gerusalemme), Michel Aucuturier (Parigi), Robert Chandler (Londra), Antony Graybosch (California State University) e Arthur Mrowczynski-Van Allen (Granada), e altri autorevoli studiosi internazionali.

Con il contributo della Regione Piemonte, della Fondazione CRT, della Fondazione CR Saluzzo e del patrocinio della Città di Torino e dell’Università di Torino. 

19 febbraio 2009

Commenti

Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime.Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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