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Israele inaugura Open Doors

in memoria dei profughi ebrei nelle Filippine


Con un monumento all'Holocaust Memorial Park di Tel Aviv Israele ricorda "il coraggio, l'ospitalità e la determinazione del governo filippino a fornire sostegno umanitario agli ebrei" nel 1939, quando molti paesi chiusero le porte all'immigrazione.

Una pagina poco conosciuta della Shoah ricostruita recentemente nel libro "Escape to Manila" di Frank Ephraim, profugo ebreo berlinese che all'epoca aveva solo otto anni. Dopo il fallimento nel '38 della Conferenza di Evian (in cui 32 paesi cercarono una soluzione all'esodo di profughi dalla Germania nazionalsocialista) l'allora Presidente filippino Manuel Quezon, nonostante le resistenze del Dipartimento di Stato americano, accolse centinaia di ebrei destinando loro terre ed alloggi.

21 giugno 2009

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Scopri nella sezione

Il libro

La lista del console

Pierantonio Costa, Luciano Scalettari

Multimedia

Il Memorioso. Breve guida alla Memoria del Bene

spettacolo teatrale con M. Speziani, tratto dai libri di G. Nissim

La storia

Franjo Sopianac

il petroliere croato che nascose gli ebrei in fabbrica, ma fu perseguitato dal regime di Tito