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Salonicco '43 a Milano

su invito dell'Associazione per il Giardino dei Giusti


Lo spettacolo dedicato al console Guelfo Zamboni che ha messo in salvo centinaia di ebrei sarà in scena al Teatro Franco Parenti di Milano il 22 febbraio, alle ore 21.

L'iniziativa rientra nel programma di commemorazioni deciso dall'Assemblea dell'Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, di cui fanno parte il Comune di Milano, la Comunità Ebraica e il Comitato per la Foresta dei Giusti-Gariwo.

Inoltre a Guelfo Zamboni sarà dedicato un albero nel Giardino virtuale dei Giusti d'Europa di Salonicco, nell'ambito del progetto europeo WeFor - I Giusti contro i totalitarismi. Identità e coscienza europea sul web.

Ingresso su prenotazione. Per riservare un posto a teatro scrivere una mail qui indicando nome, cognome, indirizzo a cui spedire gli inviti nominali e recapito telefonico per eventuali comunicazioni.

"Sapevo bene che i certificati erano falsi. Li rilasciavo coscientemente a persone che non avevano niente a che fare con la cittadinanza italiana. Cosa dovevo fare per salvarli?"
Guelfo Zamboni


LO SPETTACOLO
Opera teatrale originale di Ferdinando Ceriani, Gian Paolo Cavarai e Antonio Ferrari sullo sterminio, durante la seconda guerra mondiale, della Comunità ebraica sefardita di Salonicco. In quei mesi del 1943 che videro il quasi completo annientamento di questa comunità, il Console italiano di Salonicco Guelfo Zamboni iniziò una sua personale battaglia diplomatica per salvare dalla furia nazista prima gli ebrei di nazionalità italiana e poi quante più persone possibili elargendo passaporti italiani provvisori per facilitarne il trasferimento nella zona di occupazione italiana. Dai documenti ufficiali prodotti dal Consolato in quei mesi, dalle testimonianze dei sopravvissuti, da un’attenta ricerca storica nasce lo spettacolo, diretto da Ferdinando Ceriani e interpretato da Massimo Wertmuller (nei panni del console), Carla Ferraro e con le musiche e canzoni di Evelina Meghnagi accompagnata dai musicisti Domenico Ascione e Arnaldo Vacca che fanno rivivere le sonorità esotiche del ladino, la lingua degli ebrei sefarditi. 


LE DATE DELLE RAPPRESENTAZIONI

26 gennaio, Roma
Complesso monumentale S. Michele a Ripa, Sala dello Stenditoio, via di San Michele 22, ore 20.00

31 gennaio, Venezia
Teatro Goldoni, Sestriere San Marco 4650

18 febbraio, New York
Center for Jewish History, 15 West 16th Street, ore 18.30

22 febbraio, Milano
Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14, ore 21.00

A fine maggio ci saranno altri spettacoli a Budapest, Vienna, Trieste.

22 febbraio 2010

Commenti

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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Multimedia

Intervista a Giorgio Perlasca

intervista del 1990, Tv svizzera

La storia

Guelfo Zamboni

si oppose ai nazisti per salvare ebrei italiani e greci