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"Repressioni per gli oppositori"

appello degli intellettuali russi all' Europa


Molti intellettuali ed ex prigionieri politici hanno indirizzato una lettera aperta ai leader europei evidenziando che in Russia non è garantita la libertà di espressione e chiedendo "di prendere chiaramente posizione in favore della libertà d'espressione e in difesa dei media alternativi che ne sono l'indispensabile strumento" e di "assumere un atteggiamento fermo - in primis per quanto attiene alla vendita d'armi - dimostrando che nel XXI secolo non si possono occupare impunemente territori di Stati esteri. È in gioco non solo la libertà dei cittadini della Russia e dei Paesi vicini, ma anche l'onore e il senso stesso dell'Europa".


IL TESTO DELL'APPELLO

Nelle capitali europee, diversi leader amanti della libertà annunciano con orgoglio una nuova era di cooperazione con la Russia. Berlino, che vanta "relazioni speciali" con questo Paese, sta portando avanti imponenti progetti energetici con il monopolista Gazprom. Il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi si è recato recentemente a Mosca a celebrare il 59° compleanno del suo "amico" Vladimir Putin; e a Parigi procedono rapidamente i negoziati con la Russia per la vendita delle modernissime navi da guerra portaelicotteri Mistral.

Al tempo stesso, a Mosca e in tutta la Russia i giornalisti dissidenti e altri militanti democratici subiscono repressioni sempre più dure. Recentemente, il 31 gennaio scorso la polizia di Putin ha arrestato decine di cittadini colpevoli di essersi riuniti pacificamente a sostegno della libertà di riunione, chiedendo al governo di rispettare l'articolo 31 della Costituzione russa, che sancisce il diritto di "radunarsi pacificamente e di indire convegni, manifestazioni, marce e picchetti". La risposta è stata durissima.
I giornalisti che criticano il potere sono sottoposti a vessazioni sistematiche; e purtroppo chi vuole fare informazione senza attenersi a criteri "patriottici" rischia anche qualcosa di peggio dei rigori della giustizia. Nel 2009 più di una decina di giornalisti, militanti dei diritti umani e oppositori politici sono stati assassinati.

Dopo aver imbavagliato, all'interno del Paese, chiunque si azzardi a criticare la Russia e la sua politica nel Caucaso, il governo di Vladimir Putin sta ora prendendo di mira anche le voci dissidenti all'estero, soprattutto se commettono il delitto imperdonabile di esprimersi in russo. Purtroppo dobbiamo constatare con profonda amarezza che quest'offensiva ha trovato sostenitori anche in Europa.

L'ultima vittima della censura orchestrata da Putin e sostenuta dai suoi "amici" occidentali è il canale televisivo caucasico Prvyi Kavkazsky (Primo Caucasico). Fino a poco tempo fa questa emittente di recente creazione, che trasmette in lingua russa, era liberamente accessibile ai telespettatori dell'area post-sovietica. Ma alla fine di gennaio il Gruppo Eutelsat, con sede a Parigi, ha escluso questo canale dalla sua rete satellitare accessibile agli utenti russi.

Evidentemente il megacontratto firmato il 15 gennaio 2010 tra l'operatore russo Intersputnik e Eutelsat aveva posto come condizione la fine dei suoi rapporti di partenariato con l'emittente Prvyi Kavkazsky. La capitolazione di Eutelsat davanti al diktat di Mosca rappresenta un segnale chiarissimo: oggi un'emittente televisiva di lingua russa che contesti la linea del Cremlino non ha più alcuna possibilità di diffondere i suoi programmi sul territorio della Federazione russa. Anche se ha la sua sede all'estero, e se ha firmato un contratto con un gruppo europeo.

D'altra parte, il nuovo canale anglofono Russia Today, finanziato dal governo russo, non ha incontrato gli stessi problemi con gli operatori satellitari europei. Recentemente quest'emittente "ufficiale" ha lanciato, sia negli Usa che nel Regno Unito, uno spot propagandistico in cui la faccia di Barack Obama si trasforma in quella di Ahmadinejad; e nelle democrazie europee nessuno ha sollevato obiezioni. "Russia Today" sarà dunque libera di riversare sui telespettatori occidentali la propaganda che già imperversa sui canali russi, mentre la voce di un'emittente alternativa in lingua russa è considerata come un'intollerabile provocazione.
Se quest'episodio di censura di Prvyi Kavkazsky da parte di un gruppo europeo è certamente drammatico, non rappresenta purtroppo un caso isolato. Il grande progetto di Putin - il consolidamento del "potere verticale" all'interno del Paese e il ritorno all'imperialismo militare sul piano internazionale - è costantemente alimentato dai compromessi e dalle complicità di una parte degli europei.

Il governo francese si prepara dunque a vendere alla Russia una o più navi d'assalto della classe Mistral, benché i militari russi non abbiano fatto mistero delle loro intenzioni riguardo all'uso che intendono farne. Nel settembre scorso l'ammiraglio Vladimir Vysotskyi ha dichiarato trionfalmente: "Con una nave come questa la flotta del Mar Nero avrebbe potuto compiere la sua missione (l'invasione della Georgia, N. d. R.) non in 26 ore ma in 40 minuti.

Poco più di un anno fa, quando i carri armati russi occuparono parte della Georgia, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer dichiarò che in circostanze del genere "non era più possibile portare avanti i consueti rapporti d'affari con la Russia". Oggi, benché le forze russe continuino ad occupare parte della Georgia violando il cessate il fuoco negoziato dal presidente francese Nicolas Sarkozy, la stessa Nato dichiara l'intenzione di "rafforzare" i propri rapporti col regime di Putin.

Nel momento in cui Mosca imbavaglia i media d'opposizione, elimina i giornalisti "devianti" e sottopone gli Stati vicini a costanti intimidazioni, i leader europei non si limitano a tacere, ma auspicano apertamente più stretti legami col potere russo.

Chiediamo a questi leader di prendere chiaramente posizione in favore della libertà d'espressione e in difesa dei media alternativi che ne sono l'indispensabile strumento. A questi leader chiediamo di ricordare agli operatori europei che non possono farsi strumenti della censura di Putin. E li invitiamo ad assumere un atteggiamento fermo - in primis per quanto attiene alla vendita d'armi - dimostrando che nel XXI secolo non si possono occupare impunemente territori di Stati esteri. È in gioco non solo la libertà dei cittadini della Russia e dei Paesi vicini, ma anche l'onore e il senso stesso dell'Europa.

I FIRMATARI


Elena Bonner-Sakharov (vedova del premio Nobel per la pace Andrej Sacharov);
Konstantin Borovoi (Presidente del Partito della Libertà economica);
Vladimir Boukovsky (saggista, ex prigioniero politico del Gulag);
Natalia Gorbanevskaia (poetessa, ex prigioniera politica del Gulag);
Andrei Ilarionov (ex consigliere di Vladimir Putin);
Garry Kasparov (leader del Fronte United Citizens);
Sergej Kovalev (dirigente di Memorial, Associazione russa per la difesa dei diritti umani, ex prigioniero politico del Gulag);
Andrei Mironov (ex prigioniero politico del Gulag);
Andrei Nekrasov (regista cinematografico);
Valeria Novodvorskaya (leader di Democratic Unity of Russia);
Oleg Panfilov (presentatore tv, presidente dell'Associazione dei giornalisti in situazioni estreme);
Grigory Pasko (giornalista, militante ecologista, ex detenuto politico in Russia);
Leonid Plyushch (saggista, ex prigioniero politico del Gulag);
Alexander Podrabinek (giornalista, ex prigioniero politico del Gulag);
Zoia Svetova (giornalista); Mairbek Vatchagaev (storico ceceno);
Tatiana Yankelevitch (archivista, Harvard); 
Lydia Youssoupova (avvocato, insignita dei premi Rafto e Martin Ennals "per il suo eccezionale coraggio", nominata per il Nobel per la pace nel 2007).

19 febbraio 2010

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