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Ambiveri e De Beni ricordati a Calcinate

due alberi nel Giardino dei Giusti


Un momento della cerimonia a Calcinate (Foto per gentile concessione del Comune di Calcinate)

Un momento della cerimonia a Calcinate (Foto per gentile concessione del Comune di Calcinate)

Il comune di Calcinate ha dedicato i primi due alberi del giardino in viale Olmi a Betty Ambiveri e Benedetto De Beni il 4 giugno 2010.

Alla Cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, il Sindaco Flaminio Tisi, l'Assessore alla Cultura Anna Pievani, Berardo De Beni, figlio di Benedetto De Beni, Carlo Bonomi, nipote di Betty Ambiveri, studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo Aldo Moro di Calcinate. 

Betty Ambiveri nasce in una famiglia borghese. Durante la Grande Guerra diventa crocerossina e presta servizio in ospedale. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale aiuta partigiani, perseguitati politici ed ebrei. Dal 1941 al 1943 nasconde in casa Elisabetta Muller, il fratello e il nipote, perseguitati dopo la promulgazione delle leggi razziali, e li aiuta a fuggire in Svizzera. Successivamente Betty Ambiveri viene arrestata dai nazisti e deportata in Germania: tornerà in Italia nel maggio 1945.

Il capitano di artiglieria Benedetto De Beni, nominato Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem nel 1996, ha salvato le sorelle ebree Sara e Rachel Turok. Nel 1942 in Ucraina le giovani evitano la fucilazione nascondendosi nella caserma dell'esercito italiano dove rimangono a lavorare nelle cucine e nel 1943 vengono assegnate a un'unità che rientra in Italia. Le ragazze arrivano nel nostro Paese con una lettera di De Beni per sua moglie in cui chiede di aiutarle: la famiglia De Beni rimane accanto a Sara e Rachel offrendo loro protezione e sostegno.

18 giugno 2010

Commenti

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Scopri nella sezione

Multimedia

Il Memorioso. Breve guida alla Memoria del Bene

spettacolo teatrale con M. Speziani, tratto dai libri di G. Nissim

La storia

Luigi Baldan

l’internato militare nei campi di lavoro nazisti che aiutò le ragazze ebree nel lager di Sackisch – Kudowa, in Polonia