Gli altri Schindler
un libro sulle ragioni dei Giusti

Presentato nel Regno Unito il libro di Agnes Grunwald-Spier The other Schindlers, sulle motivazioni dei Giusti.
L'autrice nacque a Budapest nel luglio 1944 da una famiglia ebrea ungherese. Aveva pochi mesi quando uno sconosciuto ufficiale le mandò indietro dal luogo della deportazione ad Auschwitz. A novembre 1944 madre e figlia si dovettero stabilire nel Ghetto di Budapest e Agnes aveva solo sei mesi alla data della Liberazione nel gennaio 1945.
Lo storico Martin Gilbert, biografo di Churchill ed esperto di Olocausto, nella Prefazione ha scritto: "Il libro di Agnes Grunwald-Spier può fornire ragioni di speranza all'umanità. E' come un moderno manuale che insegna a contrastare, e può redimere, gli impulsi negativi e distruttivi che accompagnano ancora l'uomo in troppe aree del pianeta".
La scrittrice, che nel libro ha citato le opere di Gabriele Nissim, ci ha spiegato che cosa l'ha spinta a scrivere questo libro: "Fino al 1995 - ha dichiarato - mi rifiutavo di toccare l'argomento e quando la tv parlava della Shoah cambiavo canale. Poi cominciai a collaborare con la Comunità locale per organizzare una mostra su Anna Frank a Sheffield. Conobbi così molte persone che avevano un vissuto legato alla Shoah. Inoltre mi resi conto che avrei dovuto aiutare i miei figli, che allora avevano 17, 14 e 11 anni, a conoscere la mia storia perché era anche la loro e rispondere alle loro domande. The other Schindlers nasce da questo sforzo e dalla volontà di rendere onore a chi ha salvato gli ebrei".
1 novembre 2010
Approfondimenti su Gariwo
- Approfondimento - 27 ottobre 2010 [documento]
- Intervista ad Agnes Grunwald-Spier
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Soccorritori
chi salva una vita salva il mondo intero
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.











