English version | Cerca nel sito:

Il Nobel per la Pace ai Giusti del Rwanda

sostieni la campagna con una firma


Ill Comitato Foresta dei Giusti aderisce alla campagna promossa dall'associazione BeneRwanda per assegnare il Nobel a Zura Karuhimbi, Yolande Mukagasana e Pierantonio Costa, che si sono opposti al genocidio in Rwanda del 1994 in cui persero la vita migliaia di Tutsi per mano dell'etnia Hutu.

PIERANTONIO COSTA
Il console italiano a Kigali è ricordato nel Giardino dei Giusti di Milano. Nei cento giorni della follia genocidaria si prodiga con tutte le sue forze per strappare al massacro il maggior numero possibile di persone, in particolare bambini. 
Mette a disposizione la sua energia, la sua conoscenza del Paese, dei luoghi, dei costumi, della mentalità, i suoi contatti e il suo denaro, ma soprattutto accetta di rischiare la vita perchè - ricorda - gli era impossibile rimanere indifferente o fingere di non poter far nulla.


ZURA KARUHIMBI
Zura Karuhimbi è nata nel 1915 in Rwanda da un famiglia Hutu. Durante il genocidio del 1994, Zura ha salvato la vita di oltre 100 Tutsi nascondendoli nella sua casa di Gitarama, la seconda città più grande del paese dove il numero delle uccisioni fu particolarmente alto. Zura è oggi una vecchia signora di 84 anni con dietro di se una vita contadina quale può averla una semplice donna Hutu: lavoro figli, lavoro figli e ancora lavoro e figli. Il marito é deceduto e anche alcuni dei figli non ci sono più, rimpiazzati però da numerosi nipotini. Da giovane, sul finire degli anni ‘50 e l’inizio ‘60, rimase molto impressionata dagli sforzi che sua madre fece all'epoca delle prime persecuzioni per salvare e aiutaredei Tutsi. Questi fatti la inspirarono certamente quando le stesse persecuzioni ricominciarono all'epoca del potere Hutu negli anni ‘90.


YOLANDE MUKAGASANA
Nasce nel 1954 in Rwanda. Scampa al genocidio grazie all'aiuto di una donna hutu, Jacqueline Mukansonera, ma nella strage perde il marito e i figli. 
Dopo il genocidio Yolande si rifugia in Belgio dove, nel 1999, ottiene la cittadinanza. È qui che inizia la sua attività di scrittrice e di attivista cercando di portare, a livello internazionale, l’attenzione questa tragedia

14 dicembre 2010

Commenti

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Scopri nella sezione

Multimedia

Diritti dell'infanzia | Irena Sendler racconta Janusz Korczak

pedagogo polacco, autore nel 1924 di una Dichiarazione dei diritti del bambino (video in inglese)

La storia

Lucillo Merci

il capitano che aiutò Guelfo Zamboni a salvare gli ebrei