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Libertà per lo scrittore Dogan Akhanli

imprigionato in Turchia


In carcere a Istanbul Dogan Akhanli, scrittore e attivista politico tedesco di origine turca. L'intellettuale è in prigione da agosto, da quando è rientrato in Turchia per una visita al padre.

Akhanli ha scritto due romanzi sul genocidio armeno, The Judges of the last Judgement ("I giudici del Giudizio Universale") e The Last Dream of the Madonna ("L'ultimo sogno della Madonna"). Nel 2009 ha vinto il premio letterario del giornale turco Hurriyet.

Lo scrittore ha inoltre fondato Tuday, un'organizzazione che educa armeni, turchi, curdi e tedeschi alla memoria del genocidio del 1915. Prima dell'arresto stava lavorando a "Progetto 2015". un'iniziativa per istituire un gruppo di riconciliazione. Nel 2007 Akhanli era intervenuto per chiedere un'inchiesta indipendente sull'omicidio di Hrant Dink

E' accusato di aver compiuto una rapina a mano armata nel 1989, ma i presunti testimoni sono stati minacciati e torturati. E' già stato in carcere in Turchia, arrestato nel 1985 per la sua opposizione al regime e privato dei diritti politici dal Governo turco. Dal 1991 vive in Germania. 

Molte le associazioni impegnate per chiedere la sua liberazione. In prima fila la Fondazione Armin T. Wegner, che periodicamente organizza letture pubbliche delle sue opere e altre iniziative di solidarietà. 

21 dicembre 2010

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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