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Lo scontro di civiltà in Sudan

analisi di Benny Morris


Lo storico Benny Morris dalle pagine del Corriere avverte: il Sudan rischia di trasformarsi nel "teatro del prossimo scontro di civiltà".

Secondo Morris "Da decenni le popolazioni cristiane e animiste della regione meridionale del più grande Stato africano (due milioni e mezzo di chilometri quadrati) combattono per liberarsi dai dittatori arabi musulmani che li governano da Khartoum [...]. Oggi queste popolazioni vogliono la secessione e il 9 gennaio 2011, in base agli accordi firmati nel 2005, si terrà un referendum sull' integrità territoriale del Sudan. Tutti gli osservatori concordano che le operazioni di voto, se correttamente eseguite e conteggiate, saranno in misura preponderante a favore della spartizione del Paese. Come reagirà il nord? A giudicare dal comportamento della classe dirigente nell'ultimo mezzo secolo e, più di recente, dalle dichiarazioni del presidente Omar al-Bashir verso i suoi concittadini musulmani - ma neri - del Darfur, nel Sudan occidentale, la reazione del nord sarà la peggiore immaginabile [...].

Nei mesi successivi al referendum, le popolazioni meridionali, sotto la guida del Movimento per la liberazione del popolo sudanese, fondato da Salva Kiir, cercheranno di mettere in piedi il loro Stato [...]. Resta tuttavia la preoccupante incognita se il nord, governato da un uomo accusato di genocidio e di crimini contro l’umanità (nel Darfur) dal Tribunale internazionale dell’Aia, sia davvero disposto a consentire, nel sud del Paese, la pacifica e ordinata transizione da provincia arretrata a nuova nazione. A giudicare dal passato, scorreranno fiumi di sangue prima che il Sudan meridionale possa diventare un libero Stato, se mai lo sarà".

Oggi l'Onu, l'Università di Harvard, Google e l'organizzazione "Not On Our Watch" (Non sotto i nostri occhi) lanciano un progetto per vigilare contro le violazioni dei diritti umani nel Paese. Un satellite monitorerà il territorio per registrare le immagini di eventuali violenze, le fotografie saranno poi analizzare dall'Onu e dall'Università di Harvard.

29 dicembre 2010

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