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Doina Cornea

dissidente anticomunista


Nasce a Brasov, in Transilvania. Nel 1942 si laurea in Filologia francese, dal 1952 al 1958 insegna in un liceo, poi ottiene la cattedra di Lingua e letteratura francese all’Università di Cluj. Nel 1983 è licenziata per aver introdotto lo studio delle opere di alcuni filosofi occidentali e di letteratura a carattere religioso. 
Il suo impegno nelle file dell’opposizione risale alla fine degli anni ’70, quando, come lei stessa dirà, comprende che il sistema comunista porta alla distruzione della coscienza dell’uomo.
Tra il 1982 e il 1989 manda a Radio Europa Libera oltre 30 lettere aperte in cui denuncia la distruttività del sistema comunista sulla personalità. Nelle missive protesta contro la “sistematizzazione” delle campagne, la distruzione delle Chiese e le persecuzioni politiche, sostiene la necessità di introdurre un nuovo modello sociale fondato sulla proprietà privata, la divisione dei poteri, il pluralismo e il rispetto dei diritti umani. Propone anche un nuovo metodo educativo. Chiede l’aiuto internazionale per la società rumena ed esorta Ceausescu ad introdurre cambiamenti significativi o a lasciare il potere. 
Nel 1987, tre giorni dopo lo sciopero di Brasov, insieme al figlio Leontin Iuhas, distribuisce a Cluj 160 volantini di solidarietà con i manifestanti. Il 19 novembre viene arrestata e rimane in carcere fino alla fine di dicembre. 
Nel luglio 1988 invia una lettera aperta a Ceausescu in cui protesta contro la “sistematizzazione” delle campagne che è trasmessa da Radio Europa Libera il mese dopo. Da quel momento fino al 21 dicembre 1989 è agli arresti domiciliari e il suo appartamento è sorvegliato dai Servizi di Sicurezza: le persone che si avvicinano e non abitano nel quartiere, vengono fermate e registrate, la strada in cui abita è chiusa al traffico. L’unico che può avere un contatto con lei è il suo avvocato, Gheorghe Vasilescu. Sporadicamente ottiene il permesso di uscire di casa per andare sulla tomba del padre. Là si incontra con Eva Cs. Gyimesi, rappresentante dell’opposizione della minoranza ungherese in Transilvania, grazie a lei riesce a diffondere notizie sulla sua situazione. Eva Cs. Gyimesi in una lettera aperta a Doina Cornea trasmessa da Radio Europa Libera, le garantisce l’appoggio morale e politico, e le propone di collaborare in difesa dei diritti della minoranza ungherese transilvana creando un comitato per i diritti umani. Doina Cornea, però, rifiuta perché non intende legarsi a nessuna organizzazione politica, e chiede unicamente un sostegno morale alla sua azione, che, come afferma, non ha mai avuto carattere politico, ma unicamente spirituale.
In una lettera, alla figlia del maggio 1989 scrive di essere stata brutalmente picchiata dalla polizia e minacciata di morte. La lettera arriva a Parigi, dove viene letta pubblicamente durante la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. 
Dopo gli avvenimenti del dicembre 1989 entra nel direttivo del Fronte di Liberazione Nazionale, da cui esce il 23 gennaio 1990. E’ tra i fondatori e presidente onorario del Forum Antitotalitario Rumeno, tra i fondatori del Gruppo per il Dialogo Sociale e dell’Alleanza Civica e la fondatrice e vice presidente della Fondazione per l’Eredità della Cultura Rumena. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, fra cui la laurea honoris causa dell’Università Libera di Bruxelles, la Legion d’Onore in Francia e l’Ordine di Gran Croce in Romania. bibliografia Doina Cornea, Liberté?, Paris, 1990
Doina Cornea, La face cachée des choses, Paris, 2000

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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