English version | Cerca nel sito:

Miklos Szabo

redattore della rivista clandestina “Beszèlo"


Nasce a Budapest. Durante la Rivoluzione Ungherese del 1956 è studente di storia e filologia all’Università della capitale e fa parte del direttivo rivoluzionario degli studenti: per questo, dopo la laurea, non ha alcuna possibilità di carriera scientifica ed è costretto a insegnare in una scuola professionale in provincia. Dal 1959 lavora come bibliotecario nell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze Ungherese e solo nel 1967 può iniziare il lavoro di ricercatore. È uno dei pochi rappresentanti dell’opposizione ungherese per cui la rivoluzione del ’56 diventa fonte di attività culturale e di ricerca. Si adopera molto per mantenere viva la memoria delle istanze della rivoluzione e negli anni Settanta organizza nel suo appartamento lezioni clandestine di storia fino a creare, nel 1978, l’Università Libera del Lunedì. Quando l’Accademia delle Scienze lo minaccia di licenziamento, consegna la guida dell’Università a Sandor Szillagyi e due colleghi si impegnano a tenere il ciclo di lezioni sulla storia del partito comunista ungherese e sovietico. Alla fine degli anni Settanta partecipa alla redazione del Libro in Memoria di Bibo e scrive sulla rivista clandestina “Beszèlo”. Cerca incessantemente di trovare un punto d’incontro tra le diverse forze dell’opposizione con opzioni ideologiche molto lontane tra loro (gruppi legati alla rivoluzione del ’56, popolari, ex membri dei partiti contadini, comunità religiose). Negli anni ottanta tiene conferenze nei cosiddetti “Klub” (club di discussione delle organizzazioni dell’opposizione) e sotto pseudonimo pubblica numerosi articoli di critica della realtà ungherse. Nel 1983 scrive: “nonostante l’opposizione ungherese sia un fenomeno a carattere subculturale, essa è un elemento della realtà ungherese molto più essenziale di quanto possa apparire ai suoi stessi rappresentanti o addirittura ai sui nemici”. In un altro articolo scrive: “l’idea della libertà nazionale è così strettamente legata alla rivoluzione del 1956, che il potere ha cercato con ogni mezzo di distruggerla; per vent’anni hanno cercato di sradicare dalla cultura politica ungherese qualsiasi idea nazionale e patriottica. Ovviamente invano”.
Nell’autunno del 1987 a Lakitelek viene organizzato un incontro degli oppositori appartenenti alla corrente popolare e nazionale, a cui non vengono invitati né i riformisti comunisti, né i rappresentanti dell’opposizione liberaldemocratica, sancendo di fatto la spaccatura del movimento di opposizione. Nella primavera del 1988 Szabo e altri tentano di salvare un fronte comune, creando la “Rete delle Iniziative Libere”, di cui Szabo diviene il portavoce. L’esperimento tuttavia fallisce e nell’autunno dello stesso anno dalla Rete nasce il partito Liberal Democratico. Szabo fa parte del Consiglio Nazionale e fornisce un prezioso contributo alla stesura del programma. 
Dal 1990 al 1991 è deputato al parlamento, mentre dal 1998 fino alla morte lavora come ricercatore presso l’Archivio di Budapest.

Commenti

I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

Scopri nella sezione