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Dragan Andric

Un intellettuale serbo contro il genocidio bosniaco


Dragan Andric nasce nel 1956 a Konjic, in Bosnia ed Erzegovina.

Professore, attivista, poeta, musicista, ha sempre lottato per la dignità umana, cercando in tutti modi di aiutare chi ne aveva bisogno.

Durante il sanguinoso conflitto serbo-bosniaco degli anni '90 si mette al servizio di quelle persone che ingiustamente sono state cacciate dalle proprie case. Per mesi va alla ricerca dei fuggiaschi dispersi sul territorio della Erzegovina, profughi che ormai hanno pochissime possibilità di sopravvivere e salva decine e decine di civili catturati e condannati a morte.
Nel libro I Giusti al Tempo del Male, Svetlana Broz descrive, nell'episodio intitolato “La piccola Mosca", un atto di salvataggio di Dragan nei confronti di una famiglia mista serbo–musulmana.

Dopo la guerra Andric intraprende una lotta senza quartiere contro i responsabili della pulizia etnica presenti nella società bosniaca. Fino alla morte lavora come ispettore dei servizi segreti incaricati della raccolta di informazioni sui criminali di guerra Karadžic e Mladic e sugli altri capi della criminalità organizzata in Bosnia ed Erzegovina.

Nel 2004, a soli 48 anni, viene trovato morto a Sarajevo, colpito da emorragia cerebrale causata da un repentino innalzamento della pressione sanguigna, sebbene non avesse mai sofferto di patologie legate alla causa del decesso. Il sospetto è che sia stato avvelenato per eliminare un pericoloso nemico della pulizia etnica e dei suoi famigerati responsabili.

Nel 2008 gli viene assegnato da GARIWO SARAJEVO il premio "Dusko Kondor" alla memoria, per la suo coraggiosa opera in difesa della convivenza civile.

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Figure esemplari

contro la pulizia etnica nella ex-Jugoslavia

Personaggi che si sono opposti alla pratica della pulizia etnica nella ex-Jugoslavia durante la guerra scoppiata per la spartizione del territorio, dopo la dissoluzione del regime comunista seguita alla morte del generale Tito.
Nel 1992 la Slovenia e la Croazia diventano autonome, scoppia la guerra in Bosnia e Sarajevo viene messa sotto assedio. Inizia "la pulizia etnica" con il ricorso ai massacri sistematici, l'espulsione dei civili, gli stupri di massa.
La Commissione di esperti ONU, che ha studiato le possibilità di composizione dei conflitti nell’area balcanica, ha definito la pulizia etnica “il tentativo di rendere una data area etnicamente omogenea usando la forza o l’intimidazione per allontanare da essa persone di un altro gruppo etnico o religioso”.

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