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Paul Rusesabagina

l'albergatore che salvò in Rwanda milleduecento persone dal genocidio dei tutsi


Articolo di Maurizio Porro su CORRIERE DELLA SERA - Berlino, 12 febbraio 2005, CINEMA FESTIVAL, pag. 39


A Berlino lo Schindler africano 
"La realtà fu più tragica del film"
- Commuove «Hotel Rwanda», storia vera dell'albergatore che salvò milleduecento persone dal genocidio dei tutsi -

"È arrivato alla Berlinale lo "Schindler africano": è Paul Rusesabagina, che ha ispirato l'applauditissimo Hotel Rwanda... Durante il genocidio ruandese degli Hutu contro i Tutsi, nel '94, il manager dal cuore grande così salvò 1.268 persone nascondendole nell'hotel belga a quattro stelle che dirigeva. Ma lui è modesto, rimanda al mittente la qualifica di eroe: «Macché salvato, li ho aiutati, ero responsabilizzato, il paragone è troppo alto. Purtroppo i fatti sono stati anche peggio di come li mostra il film. Il cinema ha bisogno di spezie speciali per insaporirsi»... Fu una di quelle stragi che gli occidentali guardavano in tv continuando poi a mangiare. Dice Paul: «Tutto il mondo, allora, ci ha abbandonato colpevolmente, forse perché nel Ruanda non c'è petrolio. La comunità internazionale non ha ascoltato i nostri appelli: duemila soldati americani dopo poco mollarono la presa lasciando la gente indifesa a un eccidio furibondo, il più veloce dell'èra moderna, che i media quasi non fecero in tempo a registrare e in cento giorni uccise un milione di persone. Oggi i massacri, i genocidi si sono spostati nel Sudan, in Congo, in Ciad, ma la verità è che l'Africa si deve salvare da sola. Il film deve inchiodare ciascuno alle proprie responsabilità, ridare la fiducia persa alla gente, mentre in Ruanda continuano a esserci vincitori e vinti: non sono ancora riusciti a sedersi e discutere, parlare». Una storia straordinaria raccontata da un uomo qualunque, che ora sta per compiere in Belgio i suoi 50 anni. Ed è nonno, «tardi per iniziare un'altra carriera»... Il regista: «Siamo stati ad ascoltare Paul, la sua storia andava raccontata a tutti i costi»..."

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Figure esemplari

nel genocidio rwandese

Caratteristica del genocidio rwandese è il breve tempo in cui esso si è svolto, 100 giorni per un milione di morti, preceduto da una intenzione e pianificazione genocidaria che solo poche persone hanno saputo cogliere e denunciare, come Antonia Locatelli e André Sibomana. Particolarmente gravi appaiono le responsabilità istituzionali dell’ONU, che ha riconosciuto l’azione genocidaria con colpevole ritardo.
Coloro che in questo contesto della contemporaneità hanno saputo reagire con comportamenti di aiuto, di soccorso e con atteggiamenti comunque solidali sono tanto più degni di considerazione e di rispetto, in quanto si staccano da una folla di persone che, pur essendo direttamente coinvolte, non hanno saputo o voluto agire e reagire.

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