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Alice Domon

La missionaria delle "Madri di Playa de Mayo"


Alice Domon, missionaria della Société des Missions Etrangères di Parigi, in cui entra giovanissima, nasce nel 1937 a Charquemont, nel dipartimento del Doubs, in Francia. Nel 1967 viene inviata in Argentina, dove si dedica alla catechesi degli handicappati. Viene assegnata al gruppo diretto da padre Ismaele Calcagno, cugino primo di Jorge Rafael Videla, il futuro dittatore dell’Argentina. Alice Domon e la consorella Léonie Duquet vengono presentate a Videla perché quest'ultimo ha bisogno di assistenza per il figlio Alejandro, un bambino handicappato che viene da loro istruito e curato nella Casa de la Caridad di Morón. A Buenos Aires le due consorelle si dedicano all’assistenza sociale agli abitanti delle poverissime baraccopoli. Nel 1971 Alice si trasferisce nella città di Corrientes e collabora con le “Ligas Agrarias”, organizzazioni indipendenti di piccoli e medi produttori agricoli.
Quando, a seguito del colpo di stato militare del 24 marzo 1976, viene instaurata in Argentina la dittatura militare, Domon decide di impegnarsi nelle organizzazioni di difesa dei diritti umani e si unisce al movimento delle madri di Plaza de Mayo. Con loro prepara, all'inizio di dicembre del 1977, insieme alla consorella Léonie, una richiesta al governo perché riveli la sorte degli oppositori di cui non si hanno più notizie. Pochi giorni dopo, il 10 dicembre, Alice scompare.
Come si saprà in seguito, anche grazie a testimonianze di perseguitati rinchiusi nella stessa prigione, il sottotenente di fregata Alfredo Astiz, su ordine del presidente argentino Videla, si è infiltrato nel gruppo che appoggia il movimento delle madri di Plaza de Mayo, facendosi passare per il fratello di un desaparecido, e ha sequestrato suor Alice nella chiesa di Santa Cruz, insieme ad altre undici persone collegate al movimento delle madri di Plaza de Mayo, tra cui suor Léonie.
Alice viene portata direttamente nel centro di detenzione clandestina della Escuela de Mecánica de la Armada (conosciuta internazionalmente come ESMA), dove rimane circa 10 giorni rinchiusa sotto tortura nella Capucha (così chiamata perché i detenuti dovevano tenere un cappuccio che copriva la testa), una zona della prigione angusta, lugubre e senza finestre. Infine viene portata in aereo sull’oceano e da lì fatta precipitare in mare dove il suo corpo scompare, come si evince anche da un documento segreto, ora reso pubblico, inviato il 30 marzo 1978 dall’ambasciata americana di Buenos Aires alla Segreteria di Stato a Washington.

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