Aung San Suu Kyi
Premio Nobel per la pace
Aung San Suu Kyi nasce il 19 giugno 1945 a Rangoon. Figlia del generale Aung San, considerato il padre della moderna Birmania e assassinato nel 1947 da rivali politici, vive fra India e Stati Uniti fino al 1988 quando ritorna in Birmania per assistere la madre malata. In quello stesso anno cade lo storico governo birmano guidato dal Partito socialista, a cui succede una giunta militare autoritaria. Nello stesso anno, animata dalla fede buddhista e dal lascito spirituale di Gandhi, Suu Kyi inizia a occuparsi di politica per richiedere la democratizzazione della Birmania e contribuisce a fondare la National League for Democracy in Burma, di cui diventa leader. Viene arrestata e solo in seguito alle fortissime pressioni internazionali, messa agli arresti domiciliari Il 20 luglio 1989. Rifiuta l’offerta della giunta di lasciare il Paese in cambio della libertà e continua a difendere la causa della democrazia resistendo alle intimidazioni a cui è sottoposta più volte da quando, nel 1990, il regime si rifiuta di riconoscere i risultati delle elezioni che la vedono vincitrice. Ripetutamente detenuta, viene segregata definitivamente agli arresti domiciliari e si afferma, nel corso degli anni, quale prigioniera di coscienza e fautrice dei metodi di resistenza nonviolenta, che le valgono numerose onorificenze fra cui il premio Sacharov e il premio Nobel per la pace.
Per le sue prese di posizione paga un costo altissimo: le viene proibito di assistere il marito malato di cancro, che muore nel 1999; è costretta a vivere separata dai figli, emigrati negli Stati Uniti.
Nel 2007, quando i monaci buddhisti manifestano in tutto il Paese, prima contro gli aumenti dei prezzi del combustibile e poi per la democrazia e i diritti umani, Aung San Suu Kyi diventa il principale punto di riferimento del movimento di protesta e il regime è costretto a permettere la visita di eminenti autorità del mondo occidentale nella residenza in cui è relegata a vivere isolata dal mondo. Una sua affermazione diventata famosa recita: “Non è il potere a corrompere, ma la paura. La paura di perdere il potere corrompe coloro che lo reggono e la paura del flagello del potere corrompe coloro che vi sono soggetti”.
Aung San Suu Kyi è stata liberata il 13 novembre 2010, dieci giorni dopo le elezioni.








