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Gariwo al Corriere: l'impegno di P. Kuciukian

lettera di Nissim dopo l'articolo di Riccardi sul Metz Yeghern


Il Presidente del Comitato Foresta dei Giusti Gabriele Nissim ha scritto al Corriere per integrare l'articolo del fondatore della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi Armenia, la pulizia etnica che aprì il Novecento pubblicato il 20 febbraio a commento dell'edizione italiana del Diario del diplomatico americano Henry Morgenthau con la prefazione del Console onorario d'Armenia e cofondatore di Gariwo Pietro Kuciukian.

In particolare Nissim ha sottolineato il ruolo del Comitato internazionale I Giusti per gli Armeni - La Memoria è il futuro presieduto da Kuciukian, che ha assegnato a Morgenthau il titolo di "Giusto per gli armeni".

Rievocando la cerimonia a lui dedicata a Yerevan, il Presidente del Comitato Foresta dei Giusti ha spiegato che le nicchie nel Muro della Memoria eretto a fianco del Museo del Genocidio nella capitale armena "raccolgono le ceneri o un pugno di terra tombale dei Giusti, e sono chiuse da una lapide che li ricorda per il loro impegno umanitario e a favore della verità: tra gli altri Armin Wegner, citato da Riccardi, Franz Werfel, autore de I 40 giorni del Mussa Dagh, l’esploratore norvegese Fridtjof Nansen, la danese Karen Jeppe, l’ambasciatore italiano Giacomo Gorrini, il beduino Fayez El Ghossein e altri ancora".

"Mi sembra importante - prosegue lo scrittore con costante riferimento alla figura di Kuciukian -citare l’impegno di chi da molti anni si spende per la ripresa del dialogo tra Turchi e Armeni sulla base del riconoscimento del genocidio, ma anche del ruolo avuto dai giusti turchi e da tanti contro le scellerate decisioni del governo di allora, “I Giovani Turchi”. Dialogo per il quale è stato assassinato a Istanbul, solo pochi anni fa, il giornalista armeno Hrant Dink".

24 febbraio 2011

Commenti

Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime.Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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