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Assegnati i premi Duško Kondor 2011

dedicati al testimone ucciso dai nazionalisti


Il cippo per Dusko Kondor al Giardino dei Giusti di Milano (Foto di Gariwo)

Il cippo per Dusko Kondor al Giardino dei Giusti di Milano (Foto di Gariwo)

In una cerimonia a Sarajevo alla presenza di diplomatici, politici, membri di organizzazioni non governative e studenti delle scuole superiori sono state premiate le figure di coraggio civile della ex Jugoslavia più importanti del 2011. Il Premio ricorda il collaboratore di Gariwo Sarajevo che fu assassinato nel 2007 a Bielijna per impedirgli di testimoniare in tribunale su una strage di musulmani perpetrata durante il conflitto. Tra le 43 candidature presentate, la commissione presieduta da Svetlana Broz ha scelto le figure di Josip Reilh Kir (alla memoria); Zlatko Hrvic; (alla memoria); Sekul Stanic; (alla memoria); e Zoran Mandlbaum. Premiato anche Esad Kocan, giornalista montenegrino che ha sacrificato carriera e serenità familiare per potersi opporre alla pulizia etnica.

Josip Reihl Kir
funzionario di polizia croato assassinato nel 1991 per aver affermato con coraggio le ragioni della pace contro l’odio etnico.
motivazioni in qualità di Capo della Polizia di Osijek in Croazia prese posizione attivamente contro la guerra e difese tutti i cittadini jugoslavi indipendentemente dall’etnia. Rifiutò di fare influenzare il funzionamento del suo comando di polizia dalla politica e dall’ideologia e combattè le strumentalizzazioni dei media impegnandosi per ottenere rettifiche dove la verità era distorta. Davanti all’assemblea municipale di Osijek, nella piena consapevolezza di rischiare la morte per questo suo impegno, dichiarò nel giugno 1991: “Finché sarò a capo di questa stazione di polizia, qui non ci sarà alcuna guerra tra serbi e croati”.

Zlatko Hrvic
dirigente sanitario bosniaco responsabile del primo Centro di Igiene Mentale di Mostar morto nel 2006. Nell’aprile 1992, a rischio della vita, si prese cura dei disabili mentali non autosufficienti rimasti senza acqua e cibo a causa della guerra.
motivazioni Salvò la vita dei malati psichiatrici più gravi del suo istituto, prima rimanendo tra le corsie per curarli e sfamarli e poi destinandoli ad altre strutture mentre l’Esercito jugoslavo e i paramilitari tagliavano le comunicazioni e lasciavano l’ospedale isolato.

Sekul Stanic
Pediatra e direttore dell’ospedale di Foca, bosniaco, fu ucciso il 17 dicembre 1992 a Miljevina. A partire dall’aprile di quell’anno aveva messo a repentaglio la propria vita per aiutare i colleghi perseguitati a causa delle loro origini etniche.
motivazioni salvò decine di pazienti, incluse donne rimaste incinte dopo gli stupri etnici, favorendone la fuga verso aree sicure, pagando con la vita la coerenza con i propri principi di umanità.

Zoran Mandlbaum
Presidente della Comunità ebraica di Mostar per tutta la durata della guerra, è ora funzionario presso il Ministero federale dell’imprenditoria e delle professioni. Vive a Mostar.
motivazioni dal 1992 al 1995 ha rischiato costantemente la vita per aiutare, talvolta riuscendo a ottenerne il rilascio, alcuni cittadini imprigionati nei campi di Heliodrom e Dretelj. In qualità di dirigente della Comunità ebraica ha firmato oltre 200 documenti a favore di persone che sono così potute emigrare in Croazia o in Israele, al riparo dalle torture e dalle persecuzioni etniche. Ha aiutato i partner di unioni miste a sposarsi e a rimanere insieme. In tempi di penuria alimentare e di scarsità di medicine, ha portato nella parte orientale di Mostar convogli di aiuti umanitari, subendo anche un attentato esplosivo nella zona di residenza.

Un riconoscimento speciale per aver contribuito ad affermare il coraggio civile è andato a Esad Kocan, giornalista montenegrino.
motivazioni fondatore della rivista Monito e redattore di Politica alla TV del Montenegro, ha pagato la sua disobbedienza civile con la rimozione da quest’ultimo incarico nel 1988. Essendo cosciente della forza distruttiva delle politiche di Belgrado e Podgorica, fondò il settimanale Monitorper fornire un’informazione imparziale e indipendente a favore dei cittadini del Montenegro. Senza timore delle conseguenze, scrisse numerosi articoli in cui indagava fenomeni negativi delle società montenegrina e jugoslava in generale. Durante le guerre in Croazia, Bosnia e Kossovo prese nette posizioni pacifiste in un periodo in cui i responsabili delle uccisioni non esitavano a compilare liste di proscrizione di giornalisti e perfino lettori del suo giornale. Nel 1992 ha dovuto sacrificare la sua serenità familiare mandando all’estero per sei mesi la moglie e la figlia di sei mesi per proteggerle dalle persecuzioni e poter continuare a lottare per i suoi ideali di pace.

7 marzo 2011

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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