English version | Cerca nel sito:

"Strappate il mantello dell'indifferenza"

Sophie Scholl al Giardino dei Giusti di tutto il mondo


7 aprile, ore 11.00
Giardino dei Giusti di tutto il mondo - Milano
piazza Santa Maria Nascente
(MM QT8)

Il giornalista e scrittore Paolo Ghezzi presenta la figura di Sophie Scholl, onorata con un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo.

Sophie Scholl

Sophie Scholl non aveva ancora compiuto 22 anni, il 22 febbraio 1943 alle cinque del pomeriggio, quando la ghigliottina del carcere di Stadelheim, alla periferia di Monaco di Baviera, le tagliò la testa, in esecuzione di una sentenza di condanna a morte per preparazione di alto tradimento, pronunciata poche ore prima dal giudice-carnefice preferito da Hitler, Roland Freisler. Il presidente del tribunale del popolo, venuto appositamente da Berlino, a personificare la caricatura della giustizia dello Stato nazionalsocialista: una macchina da guerra, pronta ad uccidere quei tedeschi "rinnegati ingrati e traditori" che - così pochi! - contro la guerra e contro l'arbitrio e contro lo sterminio degli ebrei avevano osato alzare la voce.
L'unica colpa di Sophie Scholl? Avere partecipato alla distribuzione dei volantini della Weisse Rose, la Rosa Bianca, insieme al suo fratello maggiore Hans e ad alcuni suoi amici poco più che ventenni: Alex Schmorell, Willi Graf, Christoph Probst. Ma c'era anche il professor Kurt Huber, che aveva partecipato alla stesura dell'ultimo volantino, l'appello agli studenti tedeschi dopo l'ecatombe di Stalingrado. Il volantino che reclamava la restituzione della libertà alla gioventù tedesca, il volantino che i fratelli Scholl avevano distribuito la mattina del 18 febbraio, all'università, e che era costato loro l'arresto e l'incriminazione.



Un albero per Sophie

Sophie Scholl amava la vita e amava la natura. Per lei la patria non era la Vaterland del nazismo, terra dei padri da onorare col sangue della guerra. Per lei era la Heimat dei suoi paesaggi svevi, delle colline intorno ad Ulm. Amava disegnare (sua una bellissima edizione illustrata di Peter Pan) e amava il quintetto della trota di Schubert, amava i fiumi e amava gli alberi, Sophie. È il più bel regalo che si poteva farle, quest'albero di Milano: li abbracciava, ci si arrampicava, li descriveva appassionatamente nei suoi diari, gli alberi e i prati della sua Germania.  continua Ricordare questa ragazza di vent'anni - morta per la libertà - oggi, mentre sull'altra sponda del Mediterraneo altri ventenni chiedono la libertà (e chiedere la libertà a un dittatore è un gesto rivoluzionario, è la contestazione radicale che può costare la vita), è non soltanto un esercizio di memoria, ma la riproposizione del coraggio civile e del patriottismo costituzionale come ingredienti irrinunciabili della vita democratica.
La richiesta di libertà, nei volantini della Rosa Bianca, è strettamente associata infatti con la domanda - utopica, sotto un regime dittatoriale, eppure naturale, necessaria - di ristabilire la legalità, di riarmonizzare la legge dello Stato con le ragioni della coscienza. Non a caso Sophie Scholl è stata accostata ad Antigone, che sfida il tiranno per esigere la sepoltura del fratello: il primato della coscienza, e dell'amore, sulla ragion di Stato. La pietas umana contro l'inumana, spietata crudeltà del potere.
Il motto di Sophie, tratto da Maritain, era: "Bisogna avere uno spirito duro, e un cuore tenero". I ventenni (e non solo loro, ovviamente) di oggi rischiano il contrario: l'indifferenza del cuore e la debolezza dello spirito. E invece, ecco di che cosa ha sete il mondo, anche oggi: di nuove generazioni con uno spirito duro, e dunque inflessibile, non disposto a compromessi, coraggioso, critico. Ma con il cuore tenero, capace di passione e compassione, partecipazione e condivisione.
Questa è la piccola grande lezione di Sophie Scholl, studentessa di filosofia e biologia, di suo fratello Hans, del gruppo della Rosa Bianca: la resistenza al potere omicida e liberticida è una responsabilità di ciascuno, non delegabile. "Strappate il mantello dell'indifferenza" è il loro grido, è l'impegno che oggi ci chiedono.

 Paolo Ghezzi è autore del volume Sophie Scholl e la Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia, 2003

4 aprile 2011

Commenti

Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Scopri nella sezione

Il libro

Per questo

Anna Politkovskaja

Multimedia

Piazza Tienanmen

il manifesto degli studenti

La storia

Fannie Lou Hamer

attivista per i diritti civili e politici dei neri