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"Ricordiamo anche i Giusti contro la mafia"

riflessione di Nando Dalla Chiesa


Il Giardino dei Giusti di Milano ha cinque nuovi alberi, dedicati ad altrettanti testimoni inascoltati del Novecento: Romeo Dallaire, Sophie Scholl, Jan Karsi, Aleksandr Solženicyn, Armin Wegner.

Nando Dalla Chiesa dalle pagine di Libera Informazione, l'osservatorio sull'informazione per la legalità e contro le mafie, lancia un'idea: "La mia proposta è che in questa Foresta dei Giusti trovino posto sin dal prossimo anno anche coloro che si sono battuti contro la ferocia totalitaria delle organizzazioni mafiose. Il fatto che questa ferocia si sia sviluppata all’interno di una democrazia non rende meno grande il coraggio o la dignità di chi le si è saputo opporre. Di chi ha trovato in sé le risorse morali (la bontà insensata...) per resistere alle pressioni a conformarsi provenienti non da gerarchi ubriachi di violenza ma dai legittimi rappresentanti di un potere democratico, non da turbe violente ma da opinioni pubbliche composte ed educate. Forse perfino più ardui diventano infatti in questi casi, per chi è chiamato a scegliere, gli interrogativi su dove stiano il giusto e l’ingiusto. Più ardua la certezza di rappresentare davvero la “parte migliore” e non quella della petulanza moralistica o dell’integralismo etico incapaci di tollerare l’umana propensione ai compromessi.

Per questo credo che il movimento antimafia debba vedere nella Foresta dei Giusti il luogo dove trovino onore anche i “suoi” caduti. Mai veramente perfetti, a volte nemmeno coerenti in tutta la vita, ma capaci - questo sì - di non tirarsi indietro, di non voltarsi dall’altra parte quando la Storia glielo ha chiesto. Esseri umani tra esseri umani, perché – appunto - l’essere Giusti non è precluso a nessuno. Entrare in quella foresta sarebbe un modo per affermare solennemente che la lotta contro il crimine organizzato sta di diritto tra le grandi lotte compiute dall’umanità contro il Male. E che l’antimafia fa parte della storia del Bene.

8 aprile 2011

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Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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Approfondimento

I Giusti contro la mafia

documento del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo

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