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Genocidi, la negazione del valore dell'individuo


La prima definizione giuridica in materia di persecuzioni di massa risale al 1915 e riguarda il massacro delle popolazioni armene da parte dei turchi, cui seguono i processi delle Corti marziali a carico dei responsabili. Nel Trattato di Sèvres del 1920 le Grandi Potenze usano i termini di crimini contro la civilizzazione e crimini di lesa umanità.
Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza:
crimini contro la pace a carico dei responsabili della guerra di aggressione;
crimini di guerra basati sul principio della responsabilità penale individuale;
crimini contro l’Umanità, che sono: “l’assassinio, lo sterminio, lo schiavismo, la deportazione, e qualsiasi altro atto disumano commesso contro le popolazioni civili, prima o durante la guerra, o le persecuzioni, che abbiano costituito o meno una violazione del diritto interno del paese dove sono stati perpetrati (...) “.

Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità:
"Per Genocidio si intende uno qualsiasi degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale:
uccisione di membri fisici del gruppo;
attentato all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
assoggettamento intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza dirette a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale;
provvedimenti miranti a impedire le nascite nell’ambito del gruppo;
trasferimento forzato di bambini di un gruppo in un altro gruppo 
“.

Il crimine di genocidio comprende:
l’intenzione, da intendersi come la pianificazione dell’eliminazione del gruppo umano preso di mira;
lo Stato, come agente organizzatore di tale pianificazione;
uno o più atti criminali rivolti verso persone in quanto membri di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.
Nel genocidio la persona è perseguitata in quanto appartenente a un gruppo, spesso per opera di un altro gruppo al potere, che si identifica con il Governo. Il genocidio e i crimini contro l’Umanità sono imprescrittibili.

In alcune nazioni il concetto di genocidio è stato allargato. 
Il codice penale francese del 1992 introduce la volontà di annientamento di un gruppo umano in quanto tale, identificato a volte sulla base di presupposti inesistenti: il genocidio è un crimine "in esecuzione di un piano concertato tendente alla distruzione totale o parziale di un gruppo nazionale, razziale o religioso o di un gruppo determinato sulla base di qualsiasi altro criterio arbitrario”.
Il codice penale canadese considera crimine contro l’Umanità anche “il tentativo, il complotto, la complicità dopo il fatto, il consiglio, l’aiuto o l’incoraggiamento riguardante il fatto stesso”, in quanto elementi concorrenti alla valutazione della responsabilità individuale, nel delicato rapporto tra esecutori e mandanti e tra esecutori e spettatori o testimoni. 

La ricerca storica è ancora lontana dall'applicare questa estensione concettuale e solo recentemente ha iniziato lo studio dei crimini genocidari della prima parte del XX secolo (ad es. armeni, kulaki ucraini) e degli anni più recenti (khmer in Cambogia, tutsi in Rwanda, pulizia etnica nell’ex-Jugoslavia).

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