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La negazione dell'Uomo nel secolo delle ideologie


Nell'esperienza storica del Novecento emergono due fenomeni speculari e produttivi delle peggiori tragedie del secolo: il fascismo - nella sua versione estrema di nazismo - e il comunismo - nella sua versione estrema di stalinismo. Entrambi sorretti da una straordinaria e dirompente potenza "ideale" in grado di trasformarsi in forza materiale: l'ideologia, intesa come capacità di fornire una visione complessiva del mondo che spieghi ogni risvolto della vita dell'uomo e gli attribuisca un senso rigidamente inquadrato in quella visione, dalla quale non si può prescindere senza perdere la propria stessa essenza. Una spiegazione che risponde all'ansia dell'animo umano di dare un significato alla nascita e alla morte, di dotarsi di uno scopo e di collocarsi all'interno di un più ampio Universo. Non a caso le ideologie sviluppatesi in Occidente a cavallo tra il XIX e il XX secolo sono nate in contrasto con la religione dominante, il cristianesimo, come "ricetta" alternativa nella visione del mondo. 

Il fascismo e il comunismo hanno entrambi prefigurato l'Uomo Nuovo come promessa di felicità, come futuro da realizzare univocamente e per l'eternità; ed entrambi hanno posto come condizione la delega totale del potere personale di ciascun essere umano a un organismo superiore, il Partito-Stato, garante dell'organizzazione del tessuto civile per il raggiungimento del fine ultimo: una società senza più conflitti, appagata e felice.  Per tale scopo qualsiasi mezzo sarebbe stato giustificato, e auspicabili quelli più incisivi e tempestivi. Una delega "in bianco", assoluta e senza ritorno, come rinuncia alla propria libertà e più in generale come abdicazione a qualsiasi spazio individuale, sia fisico, materiale, che mentale, ideale. In questo modo non vi sarebbe più stata alcuna possibilità di controllo sull'operato dei delegati, sul potere costituito da pochi "eletti", detentori dei destini supremi di tutta l'Umanità. 

La democrazia veniva scartata come poco produttiva, inefficiente e inefficace, ostacolo e impedimento alla realizzazione del grande disegno della felicità universale. La pessima prova prodotta dai governi europei negli anni Venti e Trenta, l'incapacità delle Grandi Potenze dell'epoca di dirimere i conflitti nazionali e accogliere le esigenze dei popoli duramente provati dalla carneficina della prima guerra mondiale, insieme all'antisemitismo infiltratosi nei recessi più nascosti della società e alle condizioni sempre più misere di masse urbanizzate senza alcuna protezione, prepararono il terreno al prevalere di forze antidemocratiche, in grado di prefigurare un cambiamento di rotta assicurato da un leader capace, a cui affidare il proprio destino  e le sorti dell'intera nazione.Una volta al potere, i grandi padroni dei Partiti-Stato hanno applicato alla lettera le loro teorie, riducendo l'intera società civile a un tessuto amorfo, a cui è stato  impedita qualsiasi autonomia di pensiero e di azione, con una dura repressione verso coloro che hanno rifiutato l'omologazione per opporsi al totale annullamento della dignità umana. All'arma potente dell'ideologia si è unita quella altrettanto potente del terrore per ottenere il dominio completo.
Ciò che ha differenziato i due sistemi sono stati i valori sulla base dei quali l'Uomo Nuovo andava forgiato, più sbilanciati sul lato dell'identità comunitaria di origine, dell'orgoglio etnico, da parte del fascismo, o dell'anelito all'uguaglianza e alla fraternità da parte del comunismo. Gli esiti, purtroppo, furono molto simili: lo sterminio degli ebrei nelle camere a gas dei lager e il tentativo di dominare l'Europa da parte di Hitler; le "purghe" degli oppositori con milioni di vittime nei gulag e l'occupazione dell'Est alla fine della Seconda guerra mondiale da parte di Stalin.

Dobbiamo alla filosofa Hannah Arendt, ebrea tedesca fuggita negli  Stati Uniti durante il nazismo, l'accostamento di nazismo e comunismo sotto il comun denominatore della categoria di totalitarismo, nel suo fondamentale saggio Alle origini del totalitarismo.

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