Ideologia e violenza contro i diritti umani
La primavera araba del 2011 nel Magreb e le manifestazioni antigovernative in Iran e poi in Siria, Yemen, Bahrein e altri Paesi mediorentali, duramente represse nel sangue, hanno segnato la sconfitta politica del movimento qaedista facente capo a Osama Bin Laden, nel frattempo rintracciato in Pakistan e ucciso nell'assalto delle forze speciali Usa al suo nascondiglio. L'11 settembre 2001 aveva segnato una svolta profonda nei rapporti tra Occidente e Islam, basata su un aggravamento della diffidenza nella percezione reciproca: da un lato i Paesi occidentali sotto l'assedio del terrorismo jihadista (dopo New York era toccata la stessa sorte agli abitanti di Londra e Madrid), con la popolazione sempre più lontana dalle istanze degli immigrati e una forte crescita delle forze xenofobe, dall'altra, con la guerra americana in Afghanistan, ma soprattutto in Irak, un esplosivo sentimento antiamericano, antiisraeliano e generalmente antioccidentale tra gli arabi e i musulmani del Medioriente, sempre più vicini alle posizioni di Hamas nei territori palestinesi e di Hezbollah in Libano, a cui si aggiungeva la presa del potere degii oltranzisti in Irak, con Ahmadinejad che spazzava via l'opposizione interna, reprimendo il dissenso dell'Onda verde, e alzava i toni e le provocazioni contro gli Usa e Israele, arrivando a negare a più riprese la Shoah.
L'Islam moderato aveva poco spazio per far sentire le proprie ragioni, trasmettere un messaggio di dialogo e ascolto, coinvolgere gli indecisi e confusi, frastornati dal tam tam ideologico dell'estremismo, mentre le popolazioni colpite dal terrorismo erano ben poco disposte a operare distinguo e analisi in profondità, aggravando ulteriormente il solco dell'incomunicabilità.
Il disegno jihadista ha subito una dura battuta d'arresto di fronte alle istanze dei giovani di liberarsi dell'oppressione dei governi autoritari, per affermare la loro voglia di futuro, di libertà e benessere per tutti. In questo ha avuto un ruolo enorme la globalizzazione, con la sua rivoluzione tecnologica delle comunicazioni, che ha permesso il confronto libero nella rete delle idee e delle istanze di libertà e rispetto dei diritti umani, anche se l'esito stabile di tali processi non è scontato e sono sempre in agguato nuove tentazioni estremiste.
Gli aerei-kamikaze contro le Torri Gemelle, gli uomini-bomba nelle strade di Tel Aviv, gli assalti delle Tigri Tamil nello Sri Lanka, gli attacchi dell'Ira ai civili protestanti nell'Irlanda del Nord, gli attentati dell'Eta nei Paesi Baschi - solo per citare la diffusione del terrorismo in diverse situazioni nel mondo - mettono in evidenza il minimo comun-denominatore di chi sceglie la violenza come forma di lotta politica, senza esitare a coinvolgere vittime innocenti in un disegno criminal-politico con basi ideologiche: un fine superiore, di sconfitta del nemico, moralmente giustificato dalla brutalità dell'avversario (lo Stato che reprime, l'esercito occupante che tortura, i gruppi paramilitari che uccidono).
La forza dell'ideologia è anche la sua debolezza: individuare un nemico da combattere con tutti i mezzi permette di arruolare molti volontari nella lotta, di renderli insensibili ai valori umani fondamentali, ma alla fine paga il conto: non costruisce un futuro per l'Umanità tutta, si arrocca in una strenua difesa di parte e perde il contatto con la realtà, venendo meno, inevitabilmente, all'obiettivo primario che aveva sorretto la sua spinta iniziale.
L'ideologia e la violenza sono le due facce della stessa medaglia, che nel Novecento hanno dato la peggior prova nei totalitarismi, incunabulo dei più efferati crimini contro l'Umanità.
Nel nuovo secolo occorre respingere le nuove, inedite scorciatoie di rinnovati fondamentalismi, fornendo ai giovani gli esempi positivi di chi non si è lasciato coinvolgere dalle sirene dei falsi predicatori del"Bene Assoluto" sul cui altare sacrificare il principio fondamentale dell'essere umano: il rispetto della vita e della dignità.
L'unico antidoto ai guasti delle sempre riproposte ideologie oltranziste è la richiesta di più libertà e democrazia per tutti, ovunque, ma coniugata con la responsabilità personale, la capacità di essere autonomi nel pensiero e solidali nell'animo: per ascoltare sempre la voce della coscienza e della ragione insieme, senza lasciarsi abbagliare da promesse millenaristiche e falsi miti slegati dalla realtà.
Se il futuro è nelle mani delle nuove generazioni, la testimonianza dei Giusti, capaci di ergersi contro le persecuzioni e ogni tipo di violenza, è l'unico punto di riferimento che può garantire la sopravvivenza dei valori umani nel confronto tra passato e presente.










