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Svetlana Broz


Figlia del primogenito del generale Tito, ha girato gli ospedali della Bosnia come medico chirurgo per portare soccorso alle vittime della guerra nella ex Iugoslavia tra il 1992 e il 1995. Ha raccolto numerose testimonianze su episodi di aiuto trasversali rispetto alle diverse etnie in conflitto e ne ha ricavato il libro I giusti nel tempo del male. Nel 2006 ha pubblicato Having What It Takes: Essays on Civil Courage. 
Nel 2000 ha trasferito la propria residenza da Belgrado a Sarajevo, dove ha dato vita a "Gariwosa", la sezione bosniaca del "Comitato Foresta dei Giusti" e ha proseguito nella sua azione educativa tra i giovani a favore della riconciliazione e del rispetto reciproco, tra i popoli e tra i singoli. 
Dopo l'assassinio di Dusko Kondor, un docente aderente a "Gariwosa", ha istituito il Premio Kondor dedicato al tema del coraggio civile. E' stata più volte minacciata di morte insieme ai più stretti collaboratori, per la sua battaglia contro l'odio etnico e a favore del dialogo.

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Storie di convivenza civile

contro la pulizia etnica nella ex-Jugoslavia

Svetlana Broz ha raccolto le testimonianze di molti scampati ai massacri avvenuti durante le guerre che si sono succedute nei Balcani dopo la dissoluzione dello Stato jugoslavo. Perseguitati aiutati da conoscenti, vicini di casa, colleghi appartenenti all'etnia opposta, che hanno messo a rischio la propria vita per salvarli.
I loro racconti sono riassunti nel libro I giusti nel tempo del male. Testimonianze dal conflitto bosniaco.
Vicende che hanno permesso ai protagonisti, pur nella disperazione, di credere ancora nel futuro.

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