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I Giusti tra vittime e persecutori


Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo. Possono proporsi come mediatori sociali e avvicinare le parti per andare oltre il conflitto. Possono pretendere rispetto da entrambi i campi ed essere ascoltati. La loro stessa condotta durante le persecuzioni è motivo di consolazione per chi ha trovato soccorso e di ripensamento per chi non ha saputo fare altrettanto. La riconciliazione può avvenire solo dopo aver lenito le ferite e solo coloro che hanno aiutato le vittime o hanno rifiutato comportamenti inumani possono rappresentare questo balsamo. Certo occorre un'assunzione collettiva di responsabilità, dai livelli più alti a quelli meno importanti della classe politica e della società civile, ma non basta. Occorre che un tale percorso si articoli nelle personali prese di posizione, nelle richieste di perdono declinate individualmente, nelle ammissioni di colpa. I Giusti possono condurre le vittime all'ascolto ma non possono sostituire chi ha sbagliato, né devono produrre alibi e amnesie. Il loro ruolo è insostituibile per l'onore di una nazione e in un processo di pacificazione.
Il loro esempio, di monito e di speranza,  tocca la dimensione del tempo e dello spazio, sapendo raggiungere  le nuove generazioni in ogni angolo della Terra.

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Hrant Dink

giornalista che promosse il dialogo e la riconciliazione tra turchi e armeni