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In carcere Ragip Zarakoglu e suo figlio

Gariwo chiede alla Turchia la liberazione immediata


Ragip Zarakoglu (Foto di Gariwo)

Ragip Zarakoglu (Foto di Gariwo)

Ragip Zarakoglu, editore e attivista per il riconoscimento del genocidio armeno, amico e collaboratore di Gariwo,  è in carcere dal 28 ottobre scorso, accusato dalla Turchia di essere membro dell'organizzazione illegale curda Pkk.
In una lettera al suo legale Zarakoglu scrive che  l'arresto è avvenuto poco prima della sua partecipazione a conferenze che lo avrebbero portato in giro per il mondo. L'intellettuale è in prigione perché a casa sua sono stati trovati "libri pericolosi": Giornalisti senza stato di  Dogan Özgüden´s, Processo di pace di Yüksel Genç´, un paio di bozze di lavori che riguardano il genocidio e la storia orale armena.
Il 4 ottobre scorso è stato arrestato anche suo figlio Deniz, anch'egli editore.


GARIWO CHIEDE LA LIBERAZIONE DI RAGIP E DENIZ ZARAKOGLU


Gariwo, la foresta dei Giusti,  chiede il loro immediato rilascio e si rivolge  al Governo italiano e a tutte le forze politiche affinché questi arresti non passino sotto silenzio e siano attuati tutti i passi diplomatici per ottenere la loro liberazione dal governo turco. 
Ragip Zarakoglu con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi  protagonisti del dialogo turco-armeno ed una delle prime voci in Turchia che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del genocidio che ancora oggi viene negato dai dirigenti del Paese.
La sua figura rappresenta un esempio morale per quanti si battono contro il negazionismo e operano per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turca voglia colpire tutti quegli intellettuali che si battono per il riconoscimento del genocidio armeno.


Gariwo ricorda di avere invitato quest'estate Ragip Zarakoglu al Festival dei Diritti di Genova e di avere proposto sua moglie, recentemente scomparsa, come candidata per l’anno 2012 a un riconoscimento morale nel giardino dei Giusti di Milano. 
Nel comunicato dell'Unione turca editori si legge: "Ragip Zarakoglu è un editore attivo per la libertà di stampa e nella difesa della libertà d'espressione. È stato processato decine di volte per questa sua posizione. Per noi è sbagliato e crediamo sia anche gravido di nefaste conseguenze per la nostra democrazia arrestare in massa i giornalisti, editorialisti, scrittori ed editori". 
Gian Antonio Stella sulle pagine del Corriere della Sera ha raccolto l'appello di Gariwo e di Gabriele Nissim.


l'International freedom of expression exchange ha lanciato un appello per la liberazione di Zarakolu e della docente universitaria Busra Ersanli, anche lei in carcere dal 28 ottobre.  Ha fatto lo stesso il sito Gercek-inatcidir. I link agli appelli sono nel box "Approfondimenti sul web". 

31 ottobre 2011

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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