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La guerra dei narcos finisce all'Aja

Felipe Calderòn denunciato per crimini contro l'umanità


Più di 45 mila morti in cinque anni. E questo il bilancio delle vittime della guerra in corso in Messico tra Stato e narcotrafficanti.

L'avvocato penalista e difensore dei diritti umani messicano Netza Sandoval ha presentato un esposto contro il Presidente Felipe Calderòn accusandolo di essere responsabile di uccisioni e torture a civili sospettati ingiustamente di far parte dei cartelli del narcotraffico. La denuncia è sostenuta dalle firme di 23.000 cittadini messicani, esasperati dal clima di violenza.


Gli autori della petizione messicana sostengono che sotto la guida di Calderòn i comandanti dell'esercito abbiano condotto "un attacco sistematico alla popolazione civile".  Nella petizione si legge che l'esercito avrebbe "ucciso civili e anche bambini completamente estranei al conflitto [...] e ha anche cercato di nascondere i fatti per non punire i responsabili".


Il governo dichiara che la "politica di sicurezza" del Paese non può essere soggetta alla giurisdizione penale e rivendica di aver messo al centro dell'azione di governo la lotta contro i cartelli della droga, che tendono a sostituirsi al potere statale e a imporre il loro ordine criminale su vaste porzioni di territorio.


Ma realtà violente come quella di Ciudad Juarez sollevano dubbi sull'efficacia di questa politica:  questa cittadina al confine è considerata la più violenta del Messico, negli ultimi 3 anni ci sono stati più di 9 mila assassini connessi al narcotraffico. L'ultima vittima è un bimbo di 4 anni, ucciso mentre giocava nel giardino di casa. Ciudad Juarez è nota anche per la violenza sulle donne.


La Corte Internazionale dell'Aja attraverso la portavoce Florence Olara ha fatto sapere che esaminerà l'esposto. Il tribunale è competente sui crimini contro l'umanità solo se lo Stato si rifiuta o è incapace di svolgere indagini in merito. 


Guerra all'informazione 


Tragica la situazione dei giornalisti nel Messico dilaniato dal conflitto tra Stato e trafficanti di droga. A nueva Laredo ai primi di novembre un blogger è stato trovato morto, decapitato e con le mani legate dietro la schiena.  Un foglio lasciato dagli assassini lo identifica come "Rascatripas", l'autore di un blog in cui denunciava i crimini dei narcotrafficanti locali. L'uomo collaborava al sito www.nuevolaredoenvivo.com come la giornalista Maria Elizabeth Macias, che ha subito la stessa sorte il 25 settembre scorso.


Blogger del narco, un giovane di trent'anni che ha iniziato per hobby a scrivere sul web,che ora è diventato un punto di riferimento di media e autorità per le notizie sui narcos. L'uomo adotterebbe molte cautele nel continuare a scrivere perché i clan l'avrebbero preso di mira. Infatti avrebbe contribuito all'arresto di alcune persone, tra cui un direttore di carcere che di notte liberava i detenuti per permettere loro di compiere azioni armate per i cartelli. 

29 novembre 2011

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