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La Dichiarazione universale compie 61 anni

ma il rispetto è ancora un obiettivo lontano


Il 10 dicembre 1948 l'Assemblea Generale dell'ONU approvava la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, documento di 30 articoli preceduti da un Preambolo denso di significato. In esso si precisa infatti che “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Tutti auspici lontani da una piena realizzazione a causa di guerre e dittature, in qualche caso totalitarie. 

L'articolo 19 recita: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione,  incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere". Tuttavia ancora oggi in Ungheria, Sudafrica e molti altri Paesi assistiamo all'approvazione indiscriminata di "leggi bavaglio" e ad altri provvedimenti gravemente lesivi dell'attività di giornalisti e semplici portatori di pensiero critico. Ricordiamo tra gli altri gli assassinii di Anna Politkovskaya e Natalya Estemirova e le assurde incarcerazioni di Ragip Zarakolu in Turchia e Liu Xiaobo in Cina.  


In considerazione del fatto che a dicembre vengono anche assegnati i Premi Nobel per la Pace, che rivestono una grande importanza nella lotta per il rispetto dei diritti umani, Desmond Tutu ha chiesto proprio oggi alle autorità di Pechino di liberare il vincitore dell'anno scorso Liu Xiaobo.


Continuano anche in maniera preoccupante le torture, i trattamenti e le punizioni "crudeli, inumani e degradanti" vietati dall'articolo 5 della Dichiarazione. A tal proposito basti pensare al caso emblematico della Siria di Assad, dove sono stati seviziati perfino medici rei soltanto di avere curato manifestanti feriti.  


In molti Paesi, tra cui Bielorussia, Costa d'Avorio e Birmania, le peggiori repressioni scattano in prossimità di tornate elettorali, contravvenendo così all'articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che prevede il diritto di ogni individuo di "partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti".  


Infine ricordiamo il divieto (articolo 2) di ogni discriminazione "di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione". I cristiani perseguitati in numerosi Paesi, il crescente antisemitismo in agguato soprattutto nella Primavera araba, le violenze sulle donne dei fondamentalisti islamici sono tutte minacce a questa conquista giuridica e civile. 

9 dicembre 2011

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