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La custode del diario di Anna Frank

Miep Gies


È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Anna Frank
Miep Gies incontra il padre di Anna Frank, Otto, nel 1933, quando trova lavoro nella sua ditta che produce preparati per marmellate. 

Lavorando insieme Otto e Miep diventano amici, lei ha occasione di conoscere tutta la sua famiglia: Otto e sua moglie Edith, le figlie Anna e Margot. Frequentando la famiglia Frank conosce anche Jan, che sposerà nel 1941.


Miep, il marito e i suoi colleghi hanno il coraggio di offrire un nascondiglio alla famiglia dei Frank e ad altre persone: Hermann e Auguste van Pels, il loro figlio Peter, e Fritz Pfeffer, un dentista di origine tedesca. Tutti loro sono nascosti in un appartamentino sopra la ditta di Otto a cui si accede spostando una libreria.


Il 4 agosto 1944 una denuncia alla Gestapo fa arrestare tutti gli occupanti dell'appartamento. Miep trova il manoscritto e lo nasconde in uno scrittoio, in attesa del ritorno di Anna Frank.


Quando viene a sapere che la ragazzina non tornerà più lo consegna a suo padre, che lo fa stampare.


Ricorda i Giusti chiedendo una Giornata europea dedicata a loro


Miep Gies è stata dichiarata Giusta tra le Nazioni. Non dimenticare il suo gesto di coraggio: firma per chiedere all'Europa una Giornata dedicata ai Giusti, donne e uomini che hanno avuto il coraggio di opporsi a tutti i genocidi. 


Per firmare bastano pochi click su Facebook: clicca qui


20 dicembre 2011

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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Intervista a Pierantonio Costa

dal blog di Beppe Grillo, in collegamento via Skype da Kigali

La storia

Domenico Amato

l'appuntato della Guardia di Finanza che fece espatriare in Svizzera gli ebrei e fu deportato