In manette per un tweet di troppo
in Arabia Saudita, con l'accusa di blasfemia
Nel giorno del compleanno di Maometto Hamza Kashgari, un giornalista di 23 anni, ha osato scrivere su Twitter: "Nel giorno del tuo compleanno, non mi inchinerò davanti a te. Ho amato alcune cose di te ma ne ho aborrite altre, e non ho capito molti fatti che ti riguardano”.
Questo è bastato perché contro di lui si scatenassero accuse di blasfemia, minacce, fatwe. Aveva cercato di fuggire dall'Arabia Saudita alla Malesia ma appena sbarcato in aeroporto è stato catturato su mandato internazionale ed estradato.
Sul Corriere della Sera Viviana Mazza sottolinea che, se i social network sono usati dagli attivisti e dai liberali è altrettanto vero sono strumento di comunicazione anche per integralisti a caccia di proseliti e vengono monitorati scrupolosamente dai regimi autoritari.
Ora il giovane rischia la condanna a morte per blasfemia.
10 febbraio 2012
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Libertà di espressione
contro il pensiero unico
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze, e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.











