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Joanna Szczęsna

1949

premio Nobel per la Letteratura (1966)


Joanna Szczęsna

Joanna Szczęsna

Nasce a Lodz il 2 dicembre 1949. In questa città dal 1967 al 1970 studia polonistica, per poi trasferirsi all’Università Cattolica di Lublino, dove si laurea nel 1974.
Nel marzo 1968 partecipa agli scioperi studenteschi all’Università di Lodz e al termine della protesta diffonde un appello e fa una raccolta di firme per la scarcerazione degli studenti, di cui segue di persona i processi. Nell’autunno del 1968, insieme ad alcuni compagni di studi, anch’essi membri dell’opposizione, cerca di candidarsi alle elezioni dell’Associazione degli Studenti Polacchi (ZSP)(1) , ma viene cancellata dalla lista dei candidati e per questo, insieme ad alcuni amici fonda un gruppo di autoformazione: "In seguito capimmo di avere avuto un’idea simile a quella dei cosiddetti 'Komandosi' (2)  a Varsavia: partecipare alle riunioni più diverse e porre delle domande scomode (...) credevamo, come altri più vecchi e più preparati di noi, che il socialismo fosse riformabile” (3).


Grazie ad alcuni amici, nella primavera del 1969 questo gruppo si unisce all’organizzazione segreta "Ruch” (4). Joanna Szczesna partecipa ad alcune azioni di "esproprio” di macchine da scrivere, necessarie alla stampa del bollettino di "Ruch”, ma ben presto assume una posizione critica verso gli espropri e contesta la retorica radicalmente anticomunista del bollettino.


Nonostante dalla primavera del 1970 non partecipi più alle riunioni di "Ruch”, il 31 luglio dello stesso anno viene ugualmente arrestata. Uscirà dal carcere quasi un anno dopo, ma sarà espulsa dall’università. Termina, quindi, gli studi all’Università Cattolica di Lublino, dove conosce alcuni "Komandosi”, anche loro espulsi dalla loro università dopo i fatti del marzo 1968. Dal 1976 inizia a collaborare con il Comitato di Aiuto Operaio (KOR), recandosi a Radom per assistere le vittime delle repressioni dei fatti di giugno. Scrive una lettera al Parlamento perchè venga istituita una Commissione Speciale per indagare sui fatti di giugno, a seguito della quale viene licenziata dalla radio dove lavora.


Nell’autunno del 1976 entra nella redazione del "Bollettino di Informazione” del KOR, dove lavorerà fino alla pubblicazione dell’ultimo numero nel settembre del 1980. Dice: "Nel Bollettino diventai ben presto una specie di segretaria di redazione. Raccoglievo tutti i testi, li mettevo al riparo dalla polizia, facevo le copie”(5) . Nel 1977 partecipa allo sciopero della fame nella chiesa di san Martino a Varsavia, in difesa degli operai e dei membri del KOR in carcere.
Nell’agosto 1980 va ai Cantieri Navali di Danzica come reporter del "Bollettino”. Nel 1981, insieme, fra gli altri, ad Helena Luczywo e Anna Dodziuk crea l’Agenzia Stampa di Solidarnosc ed entra nella redazione del bollettino nazionale dell’Agenzia.


Il 13 dicembre 1981, alla proclamazione dello Stato di Guerra del generale Yaruszelky, sfugge all’arresto ed entra in clandestinità. Già pochi giorni dopo, insieme ad un gruppo di donne, fra cui Helena Luczywo, Anna Dodziuk e Anna Bikont, inizia a pubblicare il bollettino Informazioni di Solidarnosc, che uscirà due volte a settimana, e a preparare il settimanale clandestino Tygodnik Mazowsze, il cui primo numero compare già nel febbraio del 1982.
Il 5 luglio 1982 viene arrestata in casa dei coniugi Romaszewski e condannata a sei mesi. Esce dal carcere in ottobre e torna immediatamente a lavorare nella redazione del Tygodnik, nonostante subisca numerose perquisizioni, interrogatori e fermi. Scrive articoli, fa interviste, corregge i testi, trova gli appartamenti per la redazione, si occupa della distribuzione e dei rapporti con i giornalisti stranieri. 
Dal 1989 scrive per Gazeta Wyborcza, il quotidiano nato dall’esperienza di Solidarnosc e diretto da Adam Michnik.
 È autrice di numerose pubblicazioni e nel 2006 è stata insignita della Croce di Commedatore dell’Ordine della Rinascita Polacca.


NOTE


(1) ZSP: organizzazione corporativa degli studenti universitari nata nel 1950 come alternativa all’interno delle università dell’Associazione della Gioventù Polacca, di stampo marcatamente filo-sovietico. Dopo i fatti del marzo 1968, il comitato centrale del Partito Operaio Unificato Polacco prese la decisione di far sparire dalla scena universitaria lo ZSP e per questo, nel 1973, dopo l’uscita dall’università degli studenti che avevano partecipato alle manifestazioni del 1968, lo ZSP fu trasformato in Associazione Socialista degli Studenti Polacchi (SZSP), snaturandone quindi il carattere e rendendola succube del Partito. Lo stesso SZSP fu sospeso dopo l’introduzione dello Stato di Guerra nel 1981, per poi essere definitivamente sciolto nel 1982.


(2) “Komandosi”- "guerriglieri”-, così erano chiamati gli aderenti ad un gruppo nato negli anni ’60 da alcuni studenti aderenti all’Organizzazione della Gioventù Socialista (ZMS), di cui, fra gli altri, facevano parte: Jacek Kuron, Karol Modzelewski e Adam Michnik. Vennero così definiti perchè partecipavano agli incontri del partito o alle cerimonie universitarie per contestarne la politicizzazione e porre domande scomode, favorendo in tal modo una discusisone politica che era intollerabile per le autorità. Nell’autunno del 1968, dopo i fatti di marzo, iniziarono i processi ai „komandosi”, al termine dei quali Kuron e Modzelewski furono condannati a 3 anni e mezzo di carcere e Michnik a 3 anni. Da questo stesso gruppo nascerà poi nel 1976 il KOR.


(3) 3 AA.VV, Opozycja w PRL – Slownik Biograficzny, 1956-1989 (L’opposizione nella Repubblica Popolare Polacca – Dizionario biografico, 1956-1989), t. III, p. 275


(4) “Ruch”- "Movimento”: forse la più importante organizzazione clandestina presente in Polonia dal 1965 al 1970. Il programma dell’organizzazione prevedeva innanzitutto la lotta per l’indipendenza della Polonia, un deciso rifiuto del comunismo e il non riconoscimento della legittimità della Repubblica Popolare Polacca.


(5) AA.VV, Opozycja w PRL – Slownik Biograficzny, 1956-1989 (L’opposizione nella Repubblica Popolare Polacca – Dizionario biografico, 1956-1989), t. III, p. 276

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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