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Ewa Milewicz

1947

membro del Comitato aiuto operaio (KOR)


Ewa Milewicz

Ewa Milewicz

Nasce il 4 dicembre 1947 a Varsavia, dove si laurea in legge. Da bambina contrae la poliomielite, che la costringe su una sedia a rotelle o a muoversi con le stampelle. Nel 1968 partecipa alle manifestazioni studentesche e si lega ai gruppi dell’opposizione. Distribuisce volantini e pubblicazioni clandestine. Dice: “Non ero spinta da ragioni politiche, ma dalla percezione che c’è in me qualcosa che mi guarda e non mi permette di essere conformista. Ho sempre desiderato vivere nella normalità, come una persona qualsiasi, ma sono stata sospinta da un’altra parte”(1) . Vuole diventare giudice dei minori o avvocato, ma ben presto si rende conto che non le sarà possibile, a causa della sua partecipazione alle proteste del marzo 1968 e al suo handicap fisico.


Nel 1976 si reca a Vienna dalla sorella, mentre suo marito, Roman Wojciechowski, che il 25 giugno si trova per caso a Radom, si unisce alla protesta degli operai e perde il lavoro. Dopo la repressione degli scioperi di Radom, Roman conosce i fondatori del “Comitato di Aiuto Operaio” (KOR) e inizia a collaborare con loro. Tornata da Vienna, anche Ewa si unisce al KOR, mettendo a disposizione la propria casa per stampare i comunicati del Comitato. Comincia così a lavorare per la stampa clandestina. Possiede un’automobile (una FIAT 126) - una rarità per gli ambienti dell’opposizione – con la quale trasporta la carta, l’inchiostro, e distribuisce i numeri del bollettino del KOR. Più di una volta contribuisce a far sparire le attrezzature della tipografia prima di una perquisizione e diviene “l’autista personale” dei membri più importanti del KOR, in particolare di Jacek Kuron. La scrittrice  e membro del KOR - Anka Kowalska (2),  ha scritto: “Non solo era sempre disponibile a rispondere a tutte le richieste, ma aveva una FIAT 126, e questo la rendeva preziosissima. Divenne subito l’autista sballottata da tutte le parti senza pietà dai redattori della stampa clandestina e da Jacek Kuron. Portava la stampa clandestina nei “negozietti” e a casa della gente più disparata e trasmetteva le indicazioni segrete sulle iniziative da prendere porta a porta”(3) .In tal modo diviene una delle pochissime persone che conoscono tutta la rete delle tipografie e dei magazzini. Molto spesso in casa sua si svolgono le riunioni dei membri del KOR, gli incontri con i giornalisti esteri e i corsi delle Università Volanti. Tra il 1978 e il 1980 viene più volte fermata e subisce diverse perquisizioni. 


È una dei collaboratori più noti e stimati del KOR di Varsavia e dal 1979 il suo telefono diviene uno dei più importanti centri di smistamento delle informazioni sulle repressioni contro gli oppositori al regime. Nel 1979 entra nel direttivo del KOR e nella commissione incaricata  di redigere le dichiarazioni ufficiali del Comitato. Entra anche nella redazione e nel direttivo della casa editrice NOWA(4)  legata al KOR.
Il comunicato del KOR dell’8 agosto 1980 pubblica il suo numero di telefono, con la richiesta di trasmettere a lei tutte le informazioni relative a scioperi, repressioni e attività delle commissioni operaie. 


Il 16 agosto 1980 si reca ai Cantieri navali Lenin di Danzica portando con sè alcune centinaia di copie della rivista Robotnik (Operaio) e altre pubblicazioni clandestine. Durante gli scioperi si occupa di seguire il registro delle aziende che entrano a far parte del “Comitato Interaziendale di Sciopero”; scrive articoli sul Bollettino Informativo di Sciopero di Solidarnosc, pubblicato dal 23 agosto, e tiene i contatti con i giornalisti esteri.
Dopo la fine degli scioperi, torna a Varsavia e pubblica sul Bollettino Informativo il reportage Io, l’happening, i cantieri, una delle cronache più importanti e più complete sulle giornate di sciopero, pubblicato integralmente in Germania da Der Spiegel.
Immediatamente dopo l’introduzione dello Stato di Guerra, il suo appartamento diviene uno dei punti di contatto più importanti per le nascenti strutture clandestine del sindacato, nonostante sia posto sotto lo stretto controllo dei Servizi di Sicurezza; temendo la presenza di “cimici”, nelle sue stanze si parla solo di banalità, mentre le cose importanti vengono scritte su pezzi di carta subito bruciati. Durante i primi mesi dello Stato di Guerra, Ewa Milewicz è la persona che meglio di ogni altra conosce e trasmette le informazioni sugli appartamenti e i locali della cospirazione, indispensabili sia a coloro che si nascondono, che alla redazione del Tygodnik Mazowsze, il settimanale clandestino che diffonde la voce dei dirigenti di Solidarnosc costretti alla macchia. 


Negli anni seguenti, tiene i contatti con la redazione del Tygodnik Mazowsze e con i capi del sindacato clandestino della regione della Masovia, oltre a trovare gli appartamenti e i mezzi di locomozione necessari per i trasferimenti. Dal 1986, su richiesta della redazione del “Tygodnik Mazowsze” inizia a redigere il bollettino “Documenti e informazioni” destinato alla stampa clandestina delle diverse regioni del Paese e alle radio estere. Il bollettino, che conta circa dieci pagine, esce ogni due settimane dal novembre 1986 al dicembre 1987 e viene diffuso attraverso la rete distributiva del Tygodnik Mazowsze.
Dopo la caduta del regime, nel 1989, entra nella redazione di Gazeta Wyborcza.
Il 28 agosto 2006 viene insignita dal Presidente della Repubblica Lech Kaczynski della Croce di Commendatore dell’Ordine della Rinascita Polacca. Due anni dopo la restituisce al Presidente in segno di protesta, perché la stessa onorificenza è stata conferita al direttore dell’Istituto per la Memoria Nazionale (IPN), Janusz Kurtyka, e ad alcuni dipendenti dello stesso Istituto, fra cui Piotr Gontarczyk, autore del libro SB a Lech Walesa (I Servizi Segreti e Lech Walesa), in cui si accusa il capo storico di Solidarnosc di essere  stato un collaboratore dei Servizi di Sicurezza.


NOTE
(1) AA.VV. Opozycja w PRL – Slownik Biograficzny, 1956-1989 (L’opposizione nella Repubblica Popolare Polacca –Dizionario biografico, 1956-1989), t.III, p. 197
(2) Anka (Anna) Kowalska (22 febbraio 1932-29 giugno 2008) poetessa e giornalista, membro del KOR.
(3) Anka Kowalska, Ewa Milewicz, in: “Gazeta Wyborcza”, 18 settembre 2006 
(4) NOWA è l’acronimo di Niezalezna Oficyna Wydawnicza, Officina Editoriale Indipendente

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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