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Ritrovati i resti di Placido Rizzotto

il sindacalista ucciso dalla mafia


Placido RIzzotto

Placido RIzzotto

Placido RIzzotto nasce a Corleone. Sua madre muore quando lui è molto piccolo. Durante la seconda guerra mondiale si unisce ai partigiani. Al termine del conflitto diventa presidente dell'ANPI di Palermo e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. E' un esponente della CGIL e del Partito socialista. Rizzotto si schiera a favore dei contadini, spingendoli a occupare i terreni coltivabili, a sottrarli al controllo della mafia e ad affidarli a coltivatori onesti. 


Il 10 marzo 1948 Rizzotto viene rapito e ucciso, ad appena 34 anni. Testimone dell'assassinio il pastorello Giuseppe Letizia che paga il fatto di aver visto in faccia gli assassini con la vita: viene ucciso con un'iniezione dal boss Michele Navarra, medico e mandante dell'omicidio di RIzzotto.
Le indagini sull'omicidio sono state condotte dal capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa.  Sono stati arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione. Rimane latitante fino al 1964 Luciano Liggio, quando viene catturato nella casa della presunta fidanzata di Rizzotto, Leoluchina Sorisi.




Nel 2009 si ritrovano alcuni resti in una foiba di Rocca Busambra, nei pressi di Corleone. Un lungo esame del DNA, messo a confronto con quello di un parente morto tempo fa oggi permette proprio di affermare con certezza che si tratta proprio del corpo del sindacalista.


9 marzo 2012

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Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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