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Alina Pienkowska

la leggenda di Solidarnosc


Alina Pienkowska

Alina Pienkowska

Alina Pienkowska, la  "Leggenda di Solidarnosc” come è stata definita, nasce nel 1952 a Danzica. Il padre, operaio dei cantieri Lenin di Danzica, aveva partecipato agli scioperi del 1970 e  la Pienkowska ricorda: "Fu proprio allora che ebbi la certezza della menzogna del sistema” (1), poiché, ascoltando e leggendo le relazioni ufficiali sugi eventi del Litorale, si rende conto della censura e della mistificazione degli organi di informazione, inoltre, poichè  lavora come infermiera al pronto soccorso, ha modo di conoscere gli autisti delle ambulanze che avevano trasportato gli scioperanti feriti dall’intervento dell’esercito, che le raccontano le violenze di quei giorni, di cui nessuno parlava.


All’inizio del 1977 Alina si reca da uno zio a Londra e lì constata l’esistenza di un’opposizione democratica nel suo Paese. Tornata in patria, comincia a cercare le pubblicazioni della stampa clandestina. "Durante i turni leggevo apertamente le riviste clandestine Bratniak(Fratello) (2) e Robotnik(Operaio). Una volta un mio collega mi fece notare che su quelle riviste non c’era niente sulla brutta situazione dei cantieri e allora decisi di cominciare a scrivere qualcosa io. Tra i nomi dei redattori della rivista scelsi quello di Bogdan Borusewicz (4) e mi misi in contatto con lui”. In questo modo, nel 1978 cominciano il suo rapporto con l’opposizione democratica e il suo legame personale con Bogdan Borusewicz.
Nel giugno del 1978 entra nel Comitato Fondatore dei Sindacati Liberi del Litorale. Nel primo numero della rivista Robotnik Wybrzeza(L’operaio del Litorale) (3) compare un suo articolo firmato AW, in seguito entra nella redazione e dal secondo numero il suo nome e il suo indirizzo compaiono fra quelli dei redattori. Nei suoi articoli denuncia le cattive condizioni di lavoro, le cause delle malattie professionali, le pastoie della burocrazia. Si occupa, inoltre, della distribuzione della stampa clandestina e dei volantini e dell’organizzazione di incontri di formazione per gli operai. Per punizione, verso la fine del 1978 viene trasferita all’infermeria della fabbrica Elmor, e nel gennaio del 1979, le vengono sospesi i contributi per la pensione. 
Nel 1979 è tra i firmatari della "Carta dei Diritti degli Operai”, che contiene il programma per un movimento sindacale libero. 


Nel marzo 1980 rischia il licenziamento perchè è accusata di gravi violazioni della disciplina del lavoro e di assenteismo. Nonostante 311 persone abbiano firmato una petizione in sua difesa, in aprile un provvedimento disciplinare la trasferisce presso l’infermeria dei Cantieri di Danzica.
Dopo l’inizio degli scioperi ai Cantieri, il 14 agosto, riesce a far arrivare a Radio Europa Libera le richieste degli scioperanti e un appello alla popolazione di Danzica con la richiesta di aiuti alimentari per gli operai che occupano i cantieri. In seguito viene posta a capo del Comitato di sciopero dell’infermeria.
Il 16 agosto, dopo la firma dell’accordo tra gli scioperanti e la direzione dei Cantieri Lenin, a seguito del quale Walesa aveva deciso di sospendere lo sciopero, insieme a Ewa Osowska e Anna Walentynowicz, si mette davanti al cancello numero 3 per fermare gli operai che stanno tornando a casa, facendo appello al dovere di solidarietà con le altre aziende del litorale che nel frattempo erano entrate in sciopero e che, senza il sostegno dei Cantieri, si sarebbero trovate impotenti di fronte alle autorità. L’intervento di queste donne, è decisivo e gli operai rientrano all’interno dei Cantieri per continuare la protesta, che a questo punto diviene uno "sciopero di solidarietà”, da cui nascerà il nome del sindacato: "Solidarnosc”.
Nella notte tra il 16 e il 17 agosto è tra gli autori dei 21 postulati; (6) in particolare il postulato numero 16 (7) , sul servizio sanitario, porta la sua firma. È membro del Presidio del Comitato Interaziendale di Sciopero e il 31 agosto è tra i firmatari degli accordi. In seguito, entra nel Presidio del Comitato Fondatore Interaziendale del Sindacato Solidarnosc. Nel novembre 1980 guida lo sciopero del servizio sanitario della regione di Danzica. È un esempio per gli scioperanti, soprattutto per i giovani, molti dei quali diranno: "Poiché quell’esile biondina, che aveva un figlio piccolo non aveva paura di lottare non solo per i propri diritti, ma per la giustizia per tutti, noi non potevamo fare i vigliacchi”.


Nel luglio 1981 viene proposta la sua candidatura come capo di Solidarnosc della regione di Danzica, ma lei stessa la ritira per contrasti con Lech Walesa, ed entra nel Comitato Direttivo Regionale. Negli anni 1980 – 1981 appartiene al gruppo raccolto attorno ad Andrzej Gwiazda, che si oppone alla gestione, a loro giudizio, autoritaria e personalistica  di Lech Walesa, e nel novembre 1981 si dimette dal Comitato Direttivo Regionale per protesta contro l’allontanamento di alcune persone, fra cui Andrzej Gwiazda e sua moglie Anna, che si distaccano dalla linea di Walesa, e, pur rimanendo all’interno del sindacato, danno vita ad un raggruppamento che chiede una maggiore democratizzazione delle strutture sindacali e un maggiore dibattito interno.
Il 13 dicembre 1981 Alina viene internata e torna libera solo nel luglio 1982. Dopo la scarcerazione, presta la sua opera a sostegno delle vittime della repressione, e trova e allestisce gli appartamenti per gli attivisti di Solidarnosc clandestina, fra cui lo stesso Borusewicz, che è riuscito a sfuggire all’arresto e vive in clandestinità. Il 3 dicembre 1984, con la complicità di un sacerdote amico, sposa in segreto in un appartamento, Borusewicz, ricercato dalla polizia, con cui nel frattempo ha avuto una figlia. 
Viene ripetutamente fermata dalla polizia, subisce numerose perquisizioni e interrogatori. Nel 1986 è tra i fondatori della Fondazione Sociale di Solidarnosc, che ha il compito di amministrare un milione di dollari donati dal congresso degli Stati Uniti a Solidarnosc per l’acquisto di apparati medici per gli ospedali di Danzica, Varsavia, Cracovia e Legnica.
Rifiuta di partecipare ai lavori della Tavola Rotonda (8) poichè ritiene che il Servizio Sanitario sia scarsamente rappresentato, e, come Anna Walentynowicz, Andrzej Gwiazda ed altri, è convinta che siano prematuri, poichè la posizione di Solidarnosc all’interno del Paese le sembra ancora troppo debole e andrebbe rafforzata attraverso una serie di manifestazioni e scioperi che diano ai delegati una maggiore forza contrattuale.


Dal 1991 al 1993, dopo la caduta del regime, è eletta senatore, e dal 1998 al 2002 è invece consigliere della città di Danzica.
Muore dopo una lunga malattia nel 2002.
Il 3 maggio 2006 ha ricevuto post mortem la Gran Croce dell’Ordine della Rinasciata Polacca e il titolo di Cittadino Onorario di Danzica.
Nel 2003 le è stato dedicato il film Storia di una vita particolare diretto da Andrzej Titkow.
 
NOTE


(1) Da: Opozycja w PRL. Slownik biograficzny 1956-1989 (L’opposizione nella Repubblica Popolare di Polonia. Dizionario biografico1956-1989), Edizioni Osrodek Karta, vol.2, p.245. 


(2) Bratniak, Bratnia Pomoc (Fratello, Aiuto Fraterno), nome di una rivista clandestina universitaria che si rifà alle organizzazioni studentesche clandestine nate a metà del XIX secolo nelle università polacche che avevano lo scopo di sostenere economicamente gli studenti più poveri attraverso borse di studio e l’organizzazione di mense. Inoltre, organizzavano corsi di alfabetizzazione e studio nelle città e nelle campagne, per lottare contro l’opera di cancellazione dell’identità polacca perseguita dagli occupanti. Queste organizzazioni continuarono ad esistere, ufficialmente, nel periodo tra le due guerre in diverse università. Dopo lo scoppio delle II Guerra mondiale in tutto il territorio polacco vennero organizzate delle università clandestine, e all’interno di esse operavano clandestinamente le organizzazioni di Aiuto Fraterno degli studenti. Uscirono dalla clandestinità nell’immediato dopoguerra, per essere poi messe fuori legge negli anni ’50 e tornare a trasformarsi in organizzazioni studentesche clandestine. Sono rinate ufficialmente dopo il 1989 ed oggi operano in quasi tutte le università polacche.


(3) Bisettimanale pubblicato a partire dal 1977 dal Comitato di Aiuto Operaio (KOR)  che nel titolo si riferisce alla rivista clandestina “Robotnik” pubblicata dalla metà dell’800 durante il periodo delle spartizioni della Polonia legata al Partito Socialista Polacca clandestino.


(4)  Bogdan Borusewicz (1949), una delle figure di primo piano dell’opposizione democratica al regime. Dal 1976 è membro del KOR, e, dal 1978, è tra gli organizzatori dei Sindacati Indipendenti e redattore della rivista clandestina “Robotnik”. È uno degli organizzatori degli scioperi di Danzica del 1980 ed entra a far parte della Presidio Interaziendale del Comitato Fondatore di Solidarnosc. Uscirà, insieme ad altri, dal sindacato nell’estate del 1981, in aperto contrasto con Lech Walesa, cui contesta un atteggiamento autoritario e personalistico. Dopo l’introduzione dello Stato di Guerra riesce a sfuggire all’arresto e organizza le strutture clandestine di Solidarnosc. Viene arrestato nel novembre del 1986. Esce dal carcere nel settembre dello stesso anno per l’amnistia. Non partecipa ai lavori della Tavola Rotonda, ritenendoli prematuri. Attualmente è Presidente del Parlamento polacco. 


(5) Da: Opozycja w PRL. Slownik biograficzny 1956-1989(L’opposizione nella Repubblica Popolare di Polonia. Dizionario biografico1956-1989), Edizioni Osrodek Karta, vol.2, p.245


(6) Gli operai in sciopero all’interno dei Cantieri Lenin di Danzica fissarono in 21 postulati le loro richieste al regime, chiedendo, fra l’altro, la libertà sindacale, il diritto di sciopero, la libertà di parola e di stampa, l’abolizione della censura, la liberazione di tutti i prigionieri politici, l’abolizione del reato d’opinione, la riforma dei salari e delle pensioni.


 (7) Il postulato numero 16 chiedeva una riforma di tutto il sistema sanitario per renderlo più efficiente e garantire un’assistenza adeguata a tutti i lavoratori.


(8) Tavola Rotonda: colloqui tra le autorità di governo e i rappresentanti di Solidarnosc, iniziati il 6 febbraio 1989 e conclusi il 5 aprile 1989, che diedero l’avvio ai cambiamenti di sistema in Polonia.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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